GLO, GLI, GIT e GLIR: chi fa cosa nell’inclusione scolastica

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Nel linguaggio della scuola le sigle non mancano mai. Quando si parla di inclusione scolastica, però, alcune sigle creano più confusione di altre: GLO, GLI, GIT e GLIR. A prima vista possono sembrare quasi intercambiabili, perché tutte rimandano al tema dell’inclusione. In realtà indicano gruppi diversi, con funzioni diverse e livelli di intervento differenti.

La confusione nasce perché questi organismi fanno parte della stessa rete, ma non svolgono lo stesso compito. Alcuni operano dentro la singola scuola, altri a livello territoriale o regionale. Alcuni si occupano del percorso del singolo alunno con disabilità, altri guardano all’organizzazione inclusiva dell’intero istituto o al coordinamento tra scuole, servizi e territorio.

Questo articolo serve proprio a fare chiarezza. L’obiettivo non è entrare nei dettagli tecnici della compilazione del PEI o delle procedure amministrative, ma aiutare a capire chi fa cosa e perché queste sigle non devono essere confuse.

Perché esistono diversi gruppi per l’inclusione

L’inclusione scolastica non può dipendere da una sola persona. Non può essere affidata soltanto al docente di sostegno, alla famiglia o al singolo consiglio di classe. Per funzionare davvero, ha bisogno di una struttura organizzativa capace di tenere insieme livelli diversi:

  • il singolo alunno;
  • la classe;
  • l’istituto scolastico;
  • il territorio;
  • la regione;
  • i servizi sanitari e sociali;
  • le famiglie;
  • gli enti locali.

Il Decreto Legislativo 66/2017 ha rappresentato uno dei riferimenti principali per l’organizzazione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, prevedendo una governance articolata su più livelli.

Il Decreto Ministeriale 153/2023, invece, ha aggiornato i modelli nazionali di PEI e le relative linee guida, intervenendo anche sul lavoro del GLO, cioè il gruppo che opera sul percorso del singolo alunno con disabilità.

Il punto da ricordare è questo: ogni gruppo ha un livello di responsabilità diverso. Se li confondiamo, rischiamo di attribuire al GLO funzioni che spettano al GLI, oppure di pensare che il Piano per l’Inclusione e il PEI siano la stessa cosa.

Tabella rapida: differenza tra GLO, GLI, GIT e GLIR

Sigla Nome completo Livello Funzione principale
GLO Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione Singolo alunno Elabora, aggiorna e verifica il PEI
GLI Gruppo di Lavoro per l’Inclusione Singola scuola Supporta l’inclusione d’istituto e il Piano per l’Inclusione
GIT Gruppo per l’Inclusione Territoriale Ambito territoriale Supporto e raccordo territoriale sulle azioni inclusive
GLIR Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale Regione Coordinamento, consulenza e supporto alle politiche inclusive regionali

Questa tabella aiuta a visualizzare subito il criterio principale: più si sale di livello, più lo sguardo diventa generale. Il GLO guarda al singolo alunno. Il GLI guarda all’intera scuola. Il GIT e il GLIR guardano al territorio e alla dimensione regionale.

Il GLO: il gruppo che lavora sul PEI del singolo alunno

Il GLO, Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione, è il gruppo che riguarda il percorso del singolo alunno con disabilità. È quindi il gruppo più vicino alla progettazione concreta del nuovo PEI su base ICF, il Piano Educativo Individualizzato.

Il GLO coinvolge i docenti della classe, il docente di sostegno, la famiglia, le figure professionali specifiche, gli specialisti dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare e il dirigente scolastico o un suo delegato. Il suo compito è partecipare alla redazione, all’aggiornamento e alla verifica del PEI, monitorandone periodicamente l’efficacia.

Il GLO serve a evitare che il PEI sia costruito da una sola figura. Il percorso dell’alunno, infatti, non appartiene esclusivamente al docente di sostegno. Coinvolge i docenti curricolari, la famiglia, gli specialisti, l’organizzazione scolastica e, quando possibile, anche lo studente.

Che cosa fa il GLO

Il GLO si occupa soprattutto di:

  • elaborare il PEI;
  • verificare il percorso durante l’anno;
  • aggiornare obiettivi, strategie e strumenti;
  • confrontare i diversi punti di vista sull’alunno;
  • raccordare scuola, famiglia e servizi;
  • valutare se le scelte progettate stanno funzionando.

Il GLO, quindi, non dovrebbe essere considerato una riunione puramente formale. È il luogo in cui la scuola si chiede se il percorso progettato sta favorendo davvero la partecipazione dell’alunno alla vita scolastica, l’apprendimento, la comunicazione, la crescita e un’esperienza scolastica più piena.

Il GLI: il gruppo che guarda all’inclusione dell’intera scuola

Il GLI, Gruppo di Lavoro per l’Inclusione, opera a livello di istituto. A differenza del GLO, non si concentra sul PEI di un singolo alunno, ma guarda alla qualità inclusiva dell’intera scuola.

Il GLI è un organismo interno all’istituto e può coinvolgere il dirigente scolastico, docenti curricolari, docenti di sostegno, eventuali rappresentanti dei genitori, figure professionali e, quando previsto, esperti esterni. Il suo compito è raccogliere dati, analizzare bisogni, individuare criticità e formulare proposte che confluiscono nel Piano per l’Inclusione, in dialogo con documenti strategici come PTOF, RAV e Piano di Miglioramento.

La differenza tra GLO e GLI è fondamentale:

GLO GLI
Lavora sul singolo alunno con disabilità Lavora sull’inclusione dell’intera scuola
È collegato al PEI È collegato al Piano per l’Inclusione
Coinvolge le figure legate al percorso dell’alunno Coinvolge figure che ragionano sull’organizzazione inclusiva dell’istituto
Ha uno sguardo individualizzato Ha uno sguardo sistemico

Il GLI aiuta la scuola a non trattare l’inclusione come una semplice somma di casi individuali. Il suo compito è più ampio: osservare bisogni ricorrenti, criticità organizzative, risorse disponibili, formazione dei docenti, rapporti con il territorio e strategie di miglioramento.

Il Piano per l’Inclusione e il ruolo del GLI

Per capire bene il GLI bisogna collegarlo al Piano per l’Inclusione. Questo documento non è il PEI e non è il PDP. È uno strumento d’istituto che aiuta la scuola a riflettere sulla propria capacità inclusiva.

Il GLI contribuisce a individuare:

  • punti di forza dell’istituto;
  • criticità;
  • bisogni formativi dei docenti;
  • risorse interne;
  • rapporti con servizi e territorio;
  • azioni di miglioramento;
  • obiettivi inclusivi per l’anno successivo.

Il Piano per l’Inclusione dovrebbe aiutare la scuola a passare da una gestione frammentata dei bisogni a una visione più organica. Non basta occuparsi del singolo alunno quando emerge un problema. Serve anche chiedersi se l’organizzazione della scuola facilita o ostacola la partecipazione di tutti.

Il GIT: il livello territoriale dell’inclusione

Il GIT, Gruppo per l’Inclusione Territoriale, si colloca a livello territoriale. È una delle sigle che genera più confusione, anche perché nel tempo la disciplina dei gruppi territoriali è stata oggetto di modifiche e applicazioni non sempre semplici.

In termini divulgativi, il GIT può essere presentato come un organismo di supporto e raccordo territoriale. Opera su un piano più ampio rispetto alla singola scuola e può offrire supporto alle istituzioni scolastiche, in particolare sui temi dell’inclusione e della progettazione educativa.

Il suo senso non è sostituirsi alla scuola. Il GIT non prende il posto del GLO e non redige il PEI al posto dei docenti e delle figure coinvolte. La sua funzione è sostenere la qualità dell’inclusione in un territorio, favorendo il raccordo tra istituzioni scolastiche, famiglie, servizi e altre realtà competenti.

Che cosa non bisogna confondere

Il GIT non è il GLO. Non redige il PEI del singolo alunno al posto della scuola. Non è neppure il GLI, perché non è un gruppo interno al singolo istituto.

Il GIT lavora su un piano più ampio: quello territoriale. Per questo può essere considerato un anello intermedio tra la scuola e il livello regionale.

Il GLIR: il livello regionale

Il GLIR, Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale, opera presso l’Ufficio Scolastico Regionale. È quindi un organismo collocato a un livello più alto rispetto alla singola scuola e al territorio provinciale.

Il GLIR ha funzioni di consulenza, supporto e coordinamento. Può contribuire alla formazione del personale docente, alla promozione di politiche inclusive regionali e al raccordo tra scuole, enti locali e servizi sanitari.

Il GLIR non entra nella quotidianità della classe e non costruisce il PEI del singolo alunno. Il suo ruolo è più strategico: aiutare il sistema regionale a mantenere coerenza, continuità e qualità nelle politiche inclusive.

Si può riassumere così:

Livello Gruppo Sguardo prevalente
Singolo alunno GLO Progetto educativo individualizzato
Istituto GLI Organizzazione inclusiva della scuola
Territorio GIT Supporto e raccordo territoriale
Regione GLIR Coordinamento e consulenza regionale

Differenza tra GLO e GLI: la confusione più frequente

La confusione più comune è tra GLO e GLI, perché entrambe le sigle sono molto presenti nella vita scolastica.

La distinzione, però, è semplice:

Il GLO lavora sul PEI del singolo alunno con disabilità.

Il GLI lavora sull’inclusione dell’intera scuola.

Un esempio aiuta a chiarire.

Se bisogna discutere gli obiettivi educativi e didattici di uno studente con disabilità, verificare se le strategie del PEI funzionano o aggiornare le misure previste, siamo nel campo del GLO.

Se invece la scuola deve ragionare sui bisogni inclusivi complessivi dell’istituto, sulla formazione dei docenti, sulle barriere organizzative, sulle risorse e sul Piano per l’Inclusione, siamo nel campo del GLI. Questo vale anche quando l’istituto deve organizzare risposte condivise per gli alunni con BES non certificati, senza confondere questi interventi con il PEI previsto per gli alunni con disabilità.

Questa distinzione è essenziale anche per evitare sovrapposizioni operative. Il GLI non sostituisce i GLO dei singoli alunni. Il GLO non sostituisce la progettazione inclusiva d’istituto.

Una rete, non quattro sigle isolate

GLO, GLI, GIT e GLIR non devono essere pensati come contenitori separati. Il loro senso sta nella connessione. L’inclusione scolastica funziona quando il lavoro sul singolo alunno dialoga con la progettazione della scuola, con il territorio e con le politiche regionali.

Per esempio, un GLO può far emergere una difficoltà ricorrente: mancano strumenti adeguati, i docenti hanno bisogno di formazione, alcune barriere organizzative rendono difficile la partecipazione. Questi elementi non riguardano solo un alunno. Possono diventare dati utili anche per il GLI, che ragiona sull’intero istituto.

Allo stesso modo, il GLI può individuare priorità che poi ricadono sul lavoro dei singoli consigli di classe: maggiore attenzione alle transizioni, ai materiali accessibili, alla collaborazione con le famiglie, alla continuità tra ordini di scuola.

PEI e Piano per l’Inclusione non dovrebbero restare documenti separati dalla vita quotidiana della scuola. Il loro valore emerge quando riescono a tradurre i principi generali dell’inclusione in pratiche concrete di inclusione scolastica, osservabili e condivise.

Il ruolo del dirigente scolastico

Il dirigente scolastico ha un ruolo importante nel funzionamento di questi gruppi, anche se non sempre è visibile nella pratica quotidiana.

Nel GLO può presiedere o delegare. Nel GLI contribuisce a orientare la visione inclusiva dell’istituto. Più in generale, ha la responsabilità di creare le condizioni organizzative perché l’inclusione non resti affidata alla buona volontà dei singoli.

Questo non significa che il dirigente debba occuparsi personalmente di ogni dettaglio operativo. Significa però che la cultura inclusiva di una scuola ha bisogno di una guida istituzionale chiara: tempi, spazi, incarichi, comunicazioni, raccordi con il territorio e continuità tra documenti devono essere governati.

Il ruolo del docente di sostegno dentro questa rete

Il docente di sostegno è spesso presente nei GLO e può essere coinvolto nelle azioni del GLI. Tuttavia, è importante non confondere i piani: il docente di sostegno non è “il proprietario” dell’inclusione.

Il docente di sostegno è assegnato alla classe e collabora con i colleghi curricolari nella progettazione didattica, nella partecipazione dell’alunno con disabilità e nella costruzione di un contesto più inclusivo per tutti.

Questo punto è fondamentale: i gruppi di lavoro servono anche a rendere visibile la corresponsabilità. Se l’inclusione viene delegata a una sola figura, il sistema si indebolisce. Se invece diventa un lavoro condiviso, il PEI e il Piano per l’Inclusione possono incidere davvero sulla vita scolastica.

Esempi pratici

Quando serve il GLO

Uno studente con disabilità mostra progressi nell’autonomia, ma continua a incontrare difficoltà nelle attività di gruppo. I docenti osservano che alcune strategie funzionano meglio di altre. La famiglia segnala cambiamenti anche a casa.

In questo caso il luogo corretto di confronto è il GLO, perché si ragiona sul PEI del singolo alunno, sugli obiettivi, sulle strategie e sulle eventuali modifiche da introdurre.

Quando serve il GLI

In una scuola emergono difficoltà ricorrenti: molti docenti chiedono formazione sui BES, le famiglie faticano a orientarsi tra PEI e PDP, alcuni spazi sono poco accessibili e i materiali inclusivi sono dispersi.

Qui il tema non riguarda un singolo alunno, ma l’organizzazione inclusiva dell’istituto. È un ambito di lavoro del GLI, che può formulare proposte da inserire nel Piano per l’Inclusione.

Quando il problema supera la singola scuola

Più scuole di uno stesso territorio segnalano difficoltà simili nel raccordo con i servizi, nell’uso di tecnologie assistive o nella continuità tra ordini scolastici.

In questo caso entra in gioco il livello territoriale o regionale, quindi il raccordo con GIT e GLIR, secondo le funzioni previste dalla governance dell’inclusione.

Errori da evitare

Errore Perché crea problemi
Confondere GLO e GLI Si mescolano PEI individuale e Piano per l’Inclusione d’istituto
Pensare che il GLO sia solo una formalità Si perde il valore progettuale del PEI
Delegare tutto al docente di sostegno L’inclusione diventa responsabilità di una sola figura
Considerare il GLI un gruppo solo burocratico Si indebolisce la progettazione inclusiva della scuola
Usare le sigle senza capire i livelli Si crea confusione tra scuola, territorio e regione
Separare documenti e pratiche PEI e Piano per l’Inclusione restano sulla carta

Questi errori sono frequenti perché la scuola è spesso attraversata da molte sigle, documenti e adempimenti. Tuttavia, dietro ogni sigla dovrebbe esserci una funzione concreta: migliorare il modo in cui la scuola osserva i bisogni, organizza le risorse e costruisce percorsi realmente inclusivi.

FAQ

Che differenza c’è tra GLO e GLI?

Il GLO riguarda il singolo alunno con disabilità e lavora sul PEI. Il GLI riguarda l’intera scuola e contribuisce alla progettazione inclusiva d’istituto, in particolare attraverso il Piano per l’Inclusione.

Il GLO redige il PEI?

Sì. Il GLO partecipa alla redazione, all’aggiornamento e alla verifica del PEI dell’alunno con disabilità.

Il GLI si occupa dei PEI dei singoli alunni?

Non direttamente. Il GLI ha uno sguardo più generale sull’inclusione dell’istituto. Può raccogliere bisogni, proporre azioni e contribuire al Piano per l’Inclusione, ma non sostituisce il lavoro dei GLO.

Che cosa fa il GIT?

Il GIT opera a livello territoriale e ha una funzione di supporto e raccordo. Non sostituisce la scuola nella progettazione del PEI, ma può sostenere le istituzioni scolastiche nelle azioni inclusive.

Che cosa fa il GLIR?

Il GLIR opera a livello regionale, presso l’Ufficio Scolastico Regionale. Ha funzioni di consulenza, coordinamento e supporto alle politiche inclusive regionali.

Il docente di sostegno partecipa al GLO?

Sì, il docente di sostegno partecipa al GLO insieme agli altri docenti della classe, alla famiglia, agli specialisti e alle figure previste. Il PEI, però, non è responsabilità esclusiva del docente di sostegno.

GLO, GLI, GIT e GLIR riguardano solo la burocrazia?

No. Possono diventare burocratici se vengono vissuti solo come adempimenti. Il loro senso, però, è organizzare meglio la corresponsabilità inclusiva tra scuola, famiglia, servizi e territorio.

Conclusione

GLO, GLI, GIT e GLIR fanno parte della stessa architettura dell’inclusione scolastica, ma operano su livelli diversi. Il GLO guarda al singolo alunno e al suo PEI. Il GLI guarda all’intera scuola e al Piano per l’Inclusione. Il GIT lavora sul raccordo territoriale. Il GLIR interviene sul piano regionale, con funzioni di coordinamento e supporto.

Capire questa distinzione aiuta a usare meglio gli strumenti già previsti dalla normativa e a evitare sovrapposizioni. L’inclusione, infatti, non nasce solo dai documenti, ma dal modo in cui scuola, famiglia, servizi e territorio riescono a lavorare insieme, ciascuno con il proprio ruolo.

Bibliografia essenziale

  • Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 66, Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.
  • Decreto Legislativo 7 agosto 2019, n. 96, disposizioni integrative e correttive al D.Lgs. 66/2017.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, Decreto Ministeriale n. 153 del 1° agosto 2023, aggiornamento dei modelli nazionali di PEI e delle linee guida.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, pagina informativa sugli alunni con disabilità, con riferimento al GLO, ai modelli PEI e alle linee guida aggiornate.
  • Cottini, L., Didattica speciale e inclusione scolastica, Carocci.
  • Ianes, D., Cramerotti, S., Il nuovo PEI su base ICF, Erickson.
Nota editoriale
I contenuti pubblicati in questa sezione hanno finalità divulgative e di supporto allo studio. Si tratta di rielaborazioni originali basate su fonti pubbliche, scientifiche e accademiche e non sostituiscono documenti ufficiali, materiali didattici istituzionali o programmi di studio.

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