ICD, DSM-5 e ICF nella disabilità intellettiva: differenze e utilità per la scuola

Manuali Sapere Quotidiano per il mondo scuola

Tre volumi pensati per docenti, aspiranti insegnanti e candidati ai concorsi: strumenti pratici per gestire la classe reale, progettare didattica inclusiva e prepararsi con metodo.

DOP Come gestire rifiuti provocazioni ed esplosioni emotive senza perdere la guida della classe

DOP

Una guida pratica per gestire rifiuti, provocazioni ed esplosioni emotive senza perdere la guida educativa della classe.

Acquista su Amazon Scarica l’indice in PDF
Il Docente Inclusivo Manuale Operativo Come leggere la classe reale

Il Docente Inclusivo

Un manuale operativo per leggere la classe reale, progettare lezioni accessibili e trasformare PEI, PDP e UDA in azioni concrete.

Acquista su Amazon Scarica l’indice in PDF
Competenze Psicopedagogiche per il Docente Inclusivo

Competenze Psicopedagogiche

Contenuti pubblicati su Sapere Quotidiano, selezionati e riorganizzati per un ripasso chiaro e sistematico.

Acquista su Amazon Scarica l’indice in PDF

Quando nella documentazione clinica di un alunno compaiono sigle come ICD, DSM-5 e ICF, è facile considerarle tre modi diversi per descrivere la stessa realtà. Questi sistemi, invece, hanno finalità differenti.

L’ICD classifica e codifica le condizioni di salute. Il DSM-5 fornisce criteri clinici per la diagnosi e la classificazione dei disturbi mentali e del neurosviluppo. L’ICF descrive il funzionamento della persona e il modo in cui questo cambia in relazione alle attività svolte e al contesto.

Per il docente, comprenderne le differenze significa evitare due errori opposti: trattare la diagnosi come se contenesse già tutte le indicazioni didattiche oppure considerare l’osservazione scolastica come sostitutiva di una valutazione clinica.

ICD, DSM-5 e ICF non sono strumenti equivalenti

ICD, DSM-5 e ICF non sono test da somministrare all’alunno. Sono sistemi di classificazione e descrizione utilizzati con scopi diversi.

L’ICD e il DSM appartengono principalmente all’ambito clinico e diagnostico. L’ICF non formula una diagnosi, ma offre un linguaggio condiviso per descrivere il funzionamento, le attività, la partecipazione e l’influenza dell’ambiente.

Questa distinzione è importante perché una diagnosi indica quale condizione è stata riconosciuta, mentre la descrizione del funzionamento aiuta a comprendere come quella condizione si manifesta nella vita quotidiana.

Due alunni con la stessa diagnosi possono infatti presentare modalità di apprendimento, livelli di autonomia, capacità comunicative e bisogni di supporto molto diversi.

Che cos’è l’ICD

L’ICD, International Classification of Diseases, è la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati alla salute elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il sistema permette di registrare e codificare in modo standardizzato malattie, disturbi, condizioni di salute, lesioni e cause di morte. I dati classificati attraverso l’ICD vengono utilizzati nella documentazione sanitaria, nelle statistiche epidemiologiche, nella ricerca e nell’organizzazione dei servizi.

L’undicesima revisione, ICD-11, è entrata in vigore a livello internazionale il 1° gennaio 2022. In Italia, tuttavia, il passaggio operativo dall’ICD-10 all’ICD-11 è ancora in corso. Per questo motivo, nella documentazione clinica consegnata alla scuola possono continuare a comparire codici appartenenti all’ICD-10.

Nell’ambito della disabilità intellettiva, l’ICD consente di collocare la condizione all’interno di una classificazione clinica riconosciuta a livello internazionale.

La domanda principale alla quale risponde è:

Quale condizione di salute o disturbo è stato identificato?

Questa informazione è importante, ma non consente da sola di stabilire come un determinato alunno apprende, comunica, partecipa alle attività o affronta le richieste della vita scolastica.

Che cos’è il DSM-5

Il DSM, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è il manuale pubblicato dall’American Psychiatric Association per la diagnosi e la classificazione dei disturbi mentali.

Nel linguaggio comune si parla ancora frequentemente di DSM-5. L’edizione attualmente utilizzata è il DSM-5-TR, pubblicato nel 2022 come revisione testuale del DSM-5. Il manuale comprende la classificazione diagnostica, i criteri previsti per ciascun disturbo e testi descrittivi destinati ai professionisti.

La domanda alla quale il DSM cerca principalmente di rispondere è:

Quali elementi clinici devono essere presenti perché possa essere formulata una determinata diagnosi?

Funzionamento intellettivo e adattivo nel DSM-5

Nella disabilità intellettiva, il DSM-5 non considera esclusivamente le prestazioni cognitive. La diagnosi riguarda tre elementi fondamentali:

  • difficoltà nel funzionamento intellettivo, che comprende capacità come ragionamento, apprendimento, soluzione dei problemi e giudizio;
  • difficoltà nel funzionamento adattivo, cioè nella capacità di affrontare le richieste della vita quotidiana e di partecipare ai diversi contesti;
  • comparsa delle difficoltà durante il periodo dello sviluppo.

Il livello di gravità non viene stabilito sulla base del solo quoziente intellettivo, ma soprattutto considerando il funzionamento adattivo della persona nei diversi ambiti della vita.

La diagnosi, quindi, non può essere ridotta a un numero o a un singolo risultato ottenuto in un test. Il dato cognitivo deve essere interpretato insieme alle modalità con cui la persona utilizza concretamente le proprie competenze.

Per la scuola, il riferimento al funzionamento adattivo è particolarmente significativo perché richiama aspetti osservabili nella quotidianità: comunicare un bisogno, seguire una sequenza di azioni, orientarsi negli spazi, gestire il materiale, rispettare una routine o chiedere aiuto.

Queste osservazioni non permettono al docente di formulare una diagnosi, ma possono contribuire a descrivere il comportamento e il funzionamento dell’alunno nei contesti reali.

Che cos’è l’ICF

L’ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health, è la classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non nasce per identificare una malattia o stabilire se una persona possiede i criteri per una diagnosi. Serve a descrivere le diverse dimensioni del funzionamento e il rapporto tra la persona e l’ambiente.

L’ICF considera:

  • le funzioni e le strutture corporee;
  • le attività che la persona riesce a svolgere;
  • la partecipazione alle situazioni della vita;
  • i fattori ambientali che possono facilitare oppure ostacolare il funzionamento.

Nel modello vengono considerati anche i fattori personali, come l’età, le esperienze, le abitudini e le caratteristiche individuali, anche se questi non sono classificati attraverso specifici codici ICF.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’ICF come quadro internazionale per descrivere e misurare il funzionamento e la disabilità, tenendo conto del contesto nel quale la persona vive e agisce.

La domanda principale diventa quindi:

Come funziona la persona nelle diverse situazioni della vita e quali condizioni influenzano la sua partecipazione?

Che cosa significa prospettiva biopsicosociale

La prospettiva dell’ICF viene definita biopsicosociale perché non interpreta la disabilità come la conseguenza automatica di una diagnosi.

Il funzionamento nasce dall’interazione tra più dimensioni:

  • la condizione di salute;
  • le funzioni e le strutture corporee;
  • le attività che la persona svolge;
  • la possibilità di partecipare alle situazioni della vita;
  • i fattori ambientali;
  • i fattori personali.

Una difficoltà, quindi, non viene letta soltanto come una caratteristica interna all’alunno. Occorre considerare anche le richieste del compito e le condizioni nelle quali l’attività viene proposta.

Un alunno può, per esempio, incontrare difficoltà nel seguire una consegna lunga e soltanto verbale, ma riuscire a svolgere la stessa attività quando la richiesta viene suddivisa in passaggi e accompagnata da riferimenti visivi.

Questo non modifica la diagnosi, ma può modificare la prestazione osservabile e la possibilità di partecipazione.

La prospettiva biopsicosociale permette così di riconoscere sia le difficoltà sia le risorse, evitando di descrivere l’alunno esclusivamente attraverso ciò che non riesce a fare.

Differenza tra diagnosi e descrizione del funzionamento

La diagnosi e la descrizione del funzionamento rispondono a domande diverse.

La diagnosi identifica una condizione sulla base di criteri clinici. La descrizione del funzionamento osserva invece come la persona affronta attività e situazioni concrete.

La diagnosi può offrire informazioni sulla natura generale della condizione, ma non permette di prevedere automaticamente:

  • come l’alunno comprende una spiegazione;
  • quali modalità comunicative utilizza;
  • quanto supporto richiede durante un’attività;
  • in quali situazioni lavora con maggiore autonomia;
  • quali elementi dell’ambiente ostacolano o facilitano la partecipazione.

Per ottenere queste informazioni occorre integrare la documentazione clinica con l’osservazione dell’alunno nei contesti scolastici. A questo scopo può essere utile approfondire le modalità di osservazione didattica dei bisogni e delle potenzialità.

Non si tratta di trasformare il docente in un professionista sanitario. Il compito della scuola è descrivere ciò che accade durante le attività educative attraverso comportamenti osservabili, senza reinterpretare autonomamente diagnosi, codici o risultati clinici.

Confronto tra ICD, DSM-5 e ICF

Sistema Ente di riferimento Finalità principale Domanda centrale Utilità per la scuola Limite principale
ICD-11 Organizzazione Mondiale della Sanità Classificare e codificare malattie, disturbi e condizioni di salute Quale condizione è stata identificata? Permette di comprendere l’inquadramento clinico generale e la terminologia utilizzata nella documentazione Non descrive in modo sufficiente come il singolo alunno funziona a scuola
DSM-5-TR American Psychiatric Association Fornire criteri clinici e descrittivi per i disturbi mentali e del neurosviluppo Quali criteri consentono di formulare la diagnosi? Chiarisce il ruolo congiunto del funzionamento intellettivo e adattivo Non sostituisce l’osservazione educativa e non fornisce direttamente strategie didattiche
ICF Organizzazione Mondiale della Sanità Descrivere funzionamento, attività, partecipazione e fattori ambientali Come funziona la persona nel proprio contesto? Aiuta a individuare risorse, difficoltà, facilitatori e barriere rilevanti per la progettazione educativa Non formula diagnosi e non sostituisce ICD o DSM

Il confronto mostra perché i tre sistemi non sono intercambiabili. ICD e DSM aiutano a classificare e definire clinicamente una condizione. L’ICF amplia la lettura verso il funzionamento reale e l’interazione con l’ambiente.

Quali informazioni sono realmente utili alla scuola

La scuola non ha il compito di ricostruire il percorso diagnostico né di interpretare autonomamente i punteggi dei test. Ha bisogno soprattutto di comprendere quali conseguenze educative e didattiche possono emergere nel contesto scolastico.

Modalità di apprendimento

È utile sapere se l’alunno incontra difficoltà nella comprensione di concetti astratti, nella generalizzazione di quanto appreso, nella memoria di lavoro o nella soluzione di problemi.

Queste indicazioni devono però essere confrontate con ciò che il docente osserva durante attività reali. Non basta sapere che una determinata funzione è compromessa: occorre comprendere come la difficoltà si manifesta, in quali compiti e con quali modalità di supporto.

Comunicazione

Le informazioni cliniche possono segnalare difficoltà nella comprensione o nell’espressione linguistica.

La scuola deve osservare come l’alunno comunica i propri bisogni, risponde alle domande, comprende le consegne e utilizza eventuali forme alternative o aumentative di comunicazione.

È importante distinguere, per esempio, tra la capacità di comprendere una frase semplice, quella di seguire una consegna composta da più passaggi e quella di esprimere verbalmente ciò che si è compreso.

Autonomia

Sono rilevanti le informazioni relative alla gestione delle routine, del materiale, degli spostamenti e delle attività personali.

Il livello di autonomia non deve essere dedotto soltanto dalla diagnosi. Deve essere osservato distinguendo:

  • ciò che l’alunno svolge in autonomia;
  • ciò che riesce a fare con un suggerimento o un supporto;
  • ciò che richiede un aiuto continuativo;
  • ciò che non è ancora in grado di realizzare.

Anche il tipo di aiuto fornito è importante. Un supporto visivo, un richiamo verbale o la presenza costante dell’adulto non producono lo stesso livello di autonomia.

Partecipazione

Un comportamento può assumere significati differenti a seconda del contesto.

La mancata partecipazione a un’attività, per esempio, può dipendere dalla complessità della consegna, dal rumore, dai tempi troppo rapidi, dalla difficoltà nel comprendere le regole oppure dalla necessità di una mediazione.

L’osservazione deve quindi riguardare non soltanto il comportamento dell’alunno, ma anche le condizioni nelle quali esso compare.

Dire che un alunno “non partecipa” è poco informativo. È più utile descrivere quando non partecipa, che cosa accade prima, quali richieste vengono presentate e quali modifiche del contesto favoriscono un maggiore coinvolgimento.

Facilitatori e barriere

L’ambiente può sostenere oppure ostacolare il funzionamento.

La presenza di routine prevedibili, consegne chiare, tempi adeguati, supporti visivi, tecnologie accessibili e relazioni positive può favorire la partecipazione.

Al contrario, richieste poco comprensibili, ambienti disorganizzati, tempi rigidi, rumore eccessivo o attività non accessibili possono aumentare le difficoltà.

Queste informazioni sono particolarmente importanti perché indicano quali aspetti del contesto scolastico possono essere modificati.

Perché il docente non effettua diagnosi

La diagnosi è un atto clinico affidato a professionisti qualificati. L’applicazione dei criteri diagnostici richiede una valutazione professionale che integri colloquio clinico, osservazione, anamnesi, strumenti standardizzati e giudizio specialistico.

Il docente, quindi, non deve:

  • stabilire se l’alunno possiede i criteri per una diagnosi;
  • interpretare autonomamente test cognitivi o punteggi clinici;
  • attribuire un comportamento a una condizione sanitaria senza una valutazione specialistica;
  • modificare o mettere in discussione una diagnosi sulla base delle sole osservazioni scolastiche.

Il suo contributo rimane comunque essenziale. La scuola osserva l’alunno durante l’apprendimento, nelle relazioni con i compagni, nelle attività di gruppo, nei momenti meno strutturati e nella gestione delle routine.

Queste informazioni possono integrare il quadro clinico perché descrivono il funzionamento in un contesto che non può essere riprodotto integralmente durante una valutazione specialistica.

Il ruolo del docente deve essere collocato nel più ampio quadro della normativa italiana sull’inclusione scolastica, che attribuisce alla scuola specifiche responsabilità educative, progettuali e collegiali.

Come utilizzare correttamente le informazioni

Una lettura corretta della documentazione richiede di mantenere distinti tre livelli.

Il primo riguarda la condizione clinica, descritta attraverso diagnosi e classificazioni.

Il secondo riguarda il funzionamento, cioè il modo in cui le caratteristiche personali e l’ambiente interagiscono nelle attività quotidiane.

Il terzo riguarda la progettazione educativa, che spetta alla scuola e deve basarsi anche sull’osservazione diretta dell’alunno.

Non esiste quindi una traduzione automatica dalla diagnosi alla strategia didattica.

La presenza della stessa classificazione clinica non comporta necessariamente gli stessi obiettivi, gli stessi strumenti o le stesse modalità di supporto. Le decisioni educative devono essere costruite considerando il funzionamento effettivo del singolo alunno.

Le informazioni raccolte possono contribuire alla progettazione del percorso scolastico e del PEI, senza trasformare il documento educativo in una ripetizione della diagnosi.

Il modello nazionale di PEI è stato introdotto dal Decreto interministeriale n. 182 del 29 dicembre 2020 e successivamente corretto e aggiornato dal Decreto interministeriale n. 153 del 1° agosto 2023. Il modello assume una prospettiva attenta al funzionamento, alle barriere, ai facilitatori e alla partecipazione dell’alunno.

Per approfondire questo passaggio, è possibile consultare l’articolo sul nuovo PEI su base ICF e valore progettuale.

Una distinzione utile per il lavoro educativo

ICD, DSM-5 e ICF non sono sistemi alternativi tra i quali scegliere.

L’ICD consente di classificare e codificare una condizione di salute. Il DSM-5 descrive criteri e caratteristiche cliniche dei disturbi mentali e del neurosviluppo. L’ICF permette di osservare il funzionamento della persona nel rapporto con le attività e con l’ambiente.

Per il docente, il punto centrale non è imparare a formulare diagnosi, ma comprendere quale tipo di informazione sta leggendo.

La diagnosi offre un inquadramento clinico. La descrizione del funzionamento aiuta a riconoscere bisogni, risorse e condizioni contestuali. L’osservazione scolastica permette infine di collegare queste informazioni alla partecipazione e all’apprendimento dell’alunno.

FAQ

ICD e ICF indicano la stessa cosa?

No. L’ICD classifica e codifica malattie, disturbi e condizioni di salute. L’ICF descrive il funzionamento della persona, le attività, la partecipazione e l’influenza dei fattori ambientali.

ICD-10 e ICD-11 sono entrambe utilizzate?

L’ICD-11 è la revisione più recente ed è in vigore a livello internazionale dal 2022. In Italia la transizione è ancora in corso, quindi nella documentazione sanitaria possono continuare a comparire codici ICD-10.

Il DSM-5 utilizza soltanto il quoziente intellettivo?

No. Nella disabilità intellettiva considera sia il funzionamento intellettivo sia quello adattivo. Il livello di gravità viene definito soprattutto in base alle difficoltà del funzionamento adattivo, non sulla base del solo quoziente intellettivo.

L’ICF può sostituire una diagnosi clinica?

No. L’ICF non è uno strumento diagnostico. Può integrare le informazioni sulla condizione di salute descrivendo come la persona funziona e partecipa nei diversi contesti.

Il docente può interpretare i risultati dei test cognitivi?

Il docente può utilizzare le indicazioni funzionali fornite dagli specialisti, ma non deve interpretare autonomamente i punteggi clinici né ricavare diagnosi dai risultati dei test.

Perché la diagnosi non basta per progettare l’intervento educativo?

Perché la stessa diagnosi può manifestarsi in modi differenti. La progettazione deve considerare le modalità di apprendimento, la comunicazione, l’autonomia, la partecipazione e l’influenza dell’ambiente sul singolo alunno.

Bibliografia essenziale

  • Organizzazione Mondiale della Sanità, International Classification of Diseases, Eleventh Revision, ICD-11.
  • Organizzazione Mondiale della Sanità, Clinical Descriptions and Diagnostic Requirements for ICD-11 Mental, Behavioural and Neurodevelopmental Disorders, 2024.
  • American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision, DSM-5-TR, 2022.
  • Organizzazione Mondiale della Sanità, International Classification of Functioning, Disability and Health, ICF, 2001.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, Decreto interministeriale n. 182 del 29 dicembre 2020 e Linee guida sul Piano educativo individualizzato.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, Decreto interministeriale n. 153 del 1° agosto 2023, disposizioni correttive al Decreto interministeriale n. 182 del 2020.

Articoli consigliati

Nota editoriale
I contenuti pubblicati in questa sezione hanno finalità divulgative e di supporto allo studio. Si tratta di rielaborazioni originali basate su fonti pubbliche, scientifiche e accademiche e non sostituiscono documenti ufficiali, materiali didattici istituzionali o programmi di studio.

Per ulteriori informazioni e dettagli sulle condizioni di utilizzo dei contenuti si invita a consultare il disclaimer completo del sito.
Unisciti al nostro canale Telegram per rimanere aggiornato sulle prossime pubblicazioni:

Entra nel canale Telegram

Disponibile il nuovo volume!
Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione
Appunti pratici per il percorso TFA Sostegno

Il libro raccoglie e rielabora in forma di appunti personali i principali argomenti affrontati durante lo studio del corso di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, fornendo una panoramica chiara e organizzata delle tematiche trattate.

Non si tratta di dispense ufficiali, ma di un supporto pratico allo studio, pensato per chi vuole avere una sintesi ragionata e facilmente consultabile.

Torna in alto