Crisi epilettica a scuola: cosa deve fare il docente

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Assistere a una crisi epilettica in classe può generare paura, soprattutto quando l’episodio comporta perdita di coscienza, caduta e movimenti involontari. Il compito del docente non è formulare una diagnosi, ma mantenere la calma, proteggere l’alunno da possibili traumi, osservare ciò che accade e sapere quando chiamare i soccorsi.

Le crisi epilettiche non si manifestano tutte allo stesso modo. Alcune provocano convulsioni evidenti, mentre altre possono presentarsi con confusione, sguardo fisso, perdita di consapevolezza o comportamenti insoliti. Le indicazioni che seguono riguardano soprattutto le crisi convulsive, durante le quali è necessario proteggere fisicamente la persona. (CDC)

La risposta della scuola deve sempre tenere conto delle indicazioni individuali comunicate dalla famiglia e dai sanitari. In assenza di istruzioni specifiche, restano valide alcune regole generali di primo soccorso.

Che cosa fare quando inizia la crisi

La prima azione consiste nel mettere in sicurezza l’ambiente. Se l’alunno sta cadendo, bisogna accompagnarlo delicatamente verso il pavimento, senza tentare di sostenerlo o immobilizzarlo con la forza.

Se si trova già a terra, non deve essere spostato, a meno che non sia vicino a scale, finestre, fonti di calore, traffico o altri pericoli immediati.

Occorre allontanare sedie, zaini e oggetti duri o appuntiti contro i quali potrebbe urtare. Sotto la testa si può collocare qualcosa di morbido e piatto, come una felpa piegata. È inoltre utile togliere gli occhiali e allentare eventuali indumenti stretti intorno al collo.

Quando possibile, un adulto deve restare accanto all’alunno, mentre un collega o un altro operatore si occupa della classe, avvisa il personale incaricato e contatta i soccorsi, se necessario.

Durante l’intervento è importante:

  • mantenere la calma;
  • liberare lo spazio circostante;
  • proteggere la testa senza bloccarla;
  • osservare la respirazione e le condizioni generali;
  • cronometrare la durata della crisi;
  • restare accanto all’alunno fino al recupero;
  • seguire le indicazioni individuali depositate presso la scuola.

Le principali fonti sanitarie raccomandano di spostare la persona soltanto quando si trova in pericolo, proteggerne la testa, allentare ciò che stringe il collo e annotare l’ora di inizio e di fine dell’episodio. (CDC)

Che cosa non deve fare il docente

Durante una crisi epilettica alcuni comportamenti istintivi possono essere inutili o pericolosi.

Non bisogna immobilizzare l’alunno

Le braccia e le gambe non devono essere trattenute nel tentativo di fermare i movimenti. Le contrazioni sono involontarie e bloccarle può provocare traumi sia all’alunno sia alla persona che lo assiste.

Non bisogna inserire nulla nella bocca

Non devono essere introdotti dita, cucchiai, fazzoletti, penne o altri oggetti tra i denti. La persona non può inghiottire la lingua.

Inserire qualcosa nella bocca non impedisce eventuali morsicature e può causare lesioni ai denti, alla mandibola o alle vie respiratorie.

Non bisogna dare acqua, cibo o compresse

Durante la crisi e fino al pieno recupero non devono essere offerti acqua, alimenti o farmaci per bocca, perché l’alunno potrebbe non essere in grado di deglutire correttamente e rischierebbe di soffocare.

Non bisogna praticare la respirazione bocca a bocca durante le convulsioni

Durante i movimenti convulsivi non si devono effettuare manovre respiratorie improvvisate. Nella maggior parte dei casi la respirazione riprende spontaneamente al termine della crisi.

Se, una volta cessate le convulsioni, l’alunno non respira normalmente, bisogna chiamare immediatamente il 112 o il 118 e iniziare le manovre di rianimazione per le quali si è formati, seguendo le istruzioni dell’operatore.

Non bisogna somministrare farmaci senza una procedura documentata

Un eventuale farmaco di emergenza può essere somministrato soltanto quando esistono una prescrizione medica, la richiesta della famiglia, una procedura individuale conosciuta dalla scuola e personale formalmente individuato e adeguatamente formato.

Le modalità concrete possono variare in base ai protocolli territoriali. Il farmaco non deve essere somministrato sulla base di indicazioni verbali, supposizioni o iniziative personali. (CDC)

Perché bisogna cronometrare la crisi

La percezione del tempo può essere alterata dalla tensione del momento. Un episodio di uno o due minuti può sembrare molto più lungo. Per questo è importante controllare l’orologio non appena ci si accorge della crisi e annotare l’ora in cui termina.

La durata è una delle informazioni principali per decidere se attivare i soccorsi e per descrivere successivamente l’episodio alla famiglia e ai sanitari.

Oltre al tempo, può essere utile osservare:

  • che cosa stava facendo l’alunno prima dell’episodio;
  • se è caduto o ha riportato un trauma;
  • se ha perso coscienza o appariva confuso;
  • quali parti del corpo si sono irrigidite o mosse;
  • eventuali cambiamenti della respirazione o del colorito;
  • la presenza di più episodi ravvicinati;
  • il modo in cui è avvenuto il recupero.

Non spetta al docente interpretare clinicamente questi elementi. Il suo compito è riportare fatti osservabili, evitando diagnosi, conclusioni o descrizioni approssimative. (NHS)

Quando chiamare il 112 o il 118

Non ogni crisi in una persona con epilessia conosciuta richiede automaticamente l’intervento dell’ambulanza. Alcuni alunni possono avere un piano individuale che descrive le manifestazioni abituali e stabilisce quando somministrare un eventuale farmaco di emergenza e quando contattare i soccorsi.

In generale, il 112 o il 118 devono essere chiamati quando:

  • è la prima crisi conosciuta dell’alunno;
  • la crisi dura più di cinque minuti;
  • viene superata una soglia più breve indicata nel piano individuale;
  • l’episodio dura più del solito;
  • una nuova crisi inizia prima che l’alunno abbia recuperato;
  • l’alunno non riprende conoscenza o non recupera come previsto;
  • presenta difficoltà respiratorie dopo la crisi;
  • ha riportato un trauma grave;
  • la crisi è avvenuta in acqua;
  • le condizioni generali destano preoccupazione o sono diverse da quelle descritte nel piano individuale.

La soglia dei cinque minuti rappresenta un riferimento generale per l’attivazione dell’emergenza. Per un alunno con epilessia già conosciuta devono essere considerate anche la durata abituale delle sue crisi e le indicazioni specifiche ricevute dalla famiglia e dai sanitari, senza ritardare la chiamata quando la situazione appare grave. (CDC)

In Italia è possibile richiedere un intervento sanitario attraverso il Numero unico europeo 112 oppure il 118, secondo l’organizzazione operativa del territorio. (Ministero della Salute)

Durante la chiamata è utile comunicare con precisione:

  • il nome e l’indirizzo della scuola;
  • il punto dell’edificio in cui si trova l’alunno;
  • l’età approssimativa;
  • l’ora di inizio e la durata della crisi;
  • le condizioni della respirazione e della coscienza;
  • la presenza di traumi o di crisi ripetute;
  • l’esistenza di un piano individuale conosciuto dalla scuola.

Dopo aver chiamato, è necessario seguire le istruzioni fornite dall’operatore.

Come assistere l’alunno dopo la crisi

Quando i movimenti convulsivi sono terminati, l’alunno può essere posto delicatamente su un fianco, mantenendo libere le vie respiratorie. La posizione laterale non deve essere imposta con forza durante le contrazioni.

Nella fase successiva l’alunno potrebbe essere confuso, affaticato, assonnato o non ricordare ciò che è accaduto. È opportuno parlargli con voce tranquilla, spiegargli brevemente dove si trova e rassicurarlo sulla presenza degli adulti.

Non deve essere lasciato solo fino a quando non abbia recuperato adeguatamente. È preferibile predisporre un ambiente tranquillo e protetto, evitando affollamento, rumore e domande insistenti.

Acqua e cibo possono essere offerti soltanto quando l’alunno è pienamente vigile, risponde normalmente ed è in grado di deglutire senza difficoltà. (CDC)

Perché non bisogna chiedere subito una prestazione scolastica

Dopo la crisi l’alunno potrebbe avere bisogno di riposo e di tempo per recuperare orientamento, attenzione ed energie. Chiedergli immediatamente di riprendere una verifica, rispondere a un’interrogazione o completare un esercizio significherebbe ignorare le sue condizioni del momento.

Il rientro nell’attività didattica deve essere graduale e valutato in base al recupero effettivo e alle indicazioni individuali, coerentemente con i principi di partecipazione scolastica e inclusione. In alcuni casi l’alunno potrà tornare in classe dopo un periodo di riposo; in altri sarà necessario attendere la famiglia o seguire quanto stabilito dalla scuola.

La sospensione della prestazione non costituisce un vantaggio o una riduzione arbitraria delle richieste, ma una misura temporanea collegata alle condizioni successive all’episodio.

Come gestire i compagni senza esporre l’alunno

La presenza dei compagni può rendere l’episodio ancora più delicato. È utile allontanarli quanto basta per garantire spazio, sicurezza e riservatezza, senza creare agitazione.

Un adulto può spiegare semplicemente che il compagno sta ricevendo assistenza e che è importante lasciare spazio a chi lo sta aiutando. Non è necessario comunicare diagnosi, terapie o altre informazioni sanitarie personali.

Dopo l’episodio, il docente dovrebbe evitare racconti dettagliati davanti alla classe e non dovrebbe chiedere all’alunno di spiegare pubblicamente ciò che gli è accaduto.

Eventuali attività informative sull’epilessia devono essere programmate dalla scuola e condivise con la famiglia, senza trasformare il singolo alunno in un caso da esporre.

Chi deve essere informato dopo l’episodio

Conclusa la fase di emergenza, l’accaduto deve essere comunicato attraverso i canali previsti dalla scuola, nel rispetto delle responsabilità dei diversi soggetti e dei compiti del personale ATA nell’assistenza agli alunni con disabilità.

Devono essere informati:

  • la famiglia o le persone indicate come contatti;
  • il dirigente scolastico o il referente individuato;
  • il personale incaricato della gestione delle condizioni sanitarie;
  • gli eventuali operatori sanitari, quando previsto dalle indicazioni individuali.

La comunicazione dovrebbe riportare fatti concreti: orario, durata, manifestazioni osservate, eventuali traumi, interventi effettuati, chiamata ai soccorsi e modalità di recupero.

Non devono essere aggiunte interpretazioni cliniche. Le informazioni devono inoltre essere condivise soltanto con le persone che ne hanno necessità per assistere l’alunno e non diffuse in gruppi informali, chat dei genitori o comunicazioni rivolte all’intera comunità scolastica.

L’importanza delle indicazioni individuali

La gestione non dovrebbe essere organizzata per la prima volta durante una crisi. Quando la scuola è informata della condizione dell’alunno, deve conoscere preventivamente le indicazioni fornite dalla famiglia e dai sanitari.

Per gli alunni per i quali è previsto un PEI, tali indicazioni possono essere richiamate nella progettazione dell’inclusione attraverso il PEI.

Queste indicazioni possono precisare:

  • come si manifestano abitualmente le crisi;
  • quanto durano di solito;
  • quali comportamenti deve adottare il personale;
  • quando devono essere chiamati i soccorsi;
  • chi deve essere contattato;
  • come assistere l’alunno durante il recupero;
  • se esiste un farmaco di emergenza;
  • in quali circostanze deve essere somministrato;
  • quali persone sono state individuate e formate.

Le persone coinvolte devono poter accedere rapidamente alle informazioni necessarie anche durante le uscite didattiche, le attività motorie e gli spostamenti all’interno della scuola.

L’esistenza di indicazioni individuali non sostituisce le regole generali di sicurezza, ma permette di adattarle alle caratteristiche dell’alunno. I piani per la gestione delle crisi possono contenere informazioni sul primo soccorso, sui contatti familiari e sanitari e sugli eventuali farmaci di emergenza. (CDC)

Una risposta calma, coordinata e rispettosa

Durante una crisi epilettica il docente deve proteggere l’alunno, evitare interventi rischiosi, controllare la durata e osservare ciò che accade.

Dopo la crisi deve restare accanto allo studente, favorirne il recupero e tutelarne la riservatezza.

La conoscenza preventiva delle indicazioni individuali consente alla scuola di agire senza improvvisazioni e di distinguere una crisi abituale da una situazione nella quale è necessario attivare immediatamente i soccorsi.

Domande frequenti

Durante una crisi epilettica bisogna sempre chiamare l’ambulanza?

Non necessariamente. Se l’alunno ha un’epilessia conosciuta e un piano individuale, occorre seguire le indicazioni ricevute.

I soccorsi devono essere chiamati, tra gli altri casi, quando la crisi supera cinque minuti, dura più del solito, si ripete senza recupero, provoca un trauma grave o determina difficoltà respiratorie.

Bisogna mettere subito l’alunno in posizione laterale?

Durante i movimenti convulsivi non bisogna forzare il corpo. Occorre soprattutto proteggere la testa e liberare lo spazio.

Quando le contrazioni sono terminate, l’alunno può essere posto delicatamente su un fianco per mantenere libere le vie respiratorie.

È necessario inserire qualcosa nella bocca?

No. Non devono essere inseriti oggetti, dita o fazzoletti nella bocca. Questa manovra non protegge l’alunno e può causare lesioni ai denti, alla mandibola o alle vie respiratorie.

L’alunno può riprendere subito la lezione?

Dipende dalle sue condizioni e dalle indicazioni individuali. Dopo una crisi può essere confuso, stanco o assonnato. Non deve essere sottoposto immediatamente a verifiche, interrogazioni o altre richieste di prestazione.

Il docente può somministrare il farmaco di emergenza?

Soltanto quando esistono una prescrizione medica, una richiesta formale della famiglia e una procedura individuale conosciuta dalla scuola, e quando interviene personale individuato e formato secondo i protocolli applicabili.

Non sono ammesse somministrazioni improvvisate o basate esclusivamente su indicazioni verbali.

Fonti essenziali

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