Come descrivere immagini a studenti ciechi o ipovedenti

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Descrivere un’immagine a uno studente cieco o ipovedente non significa trasformare ogni dettaglio visivo in una lunga spiegazione. Significa rendere accessibili le informazioni comunicate dall’immagine, organizzarle in modo comprensibile e collegarle alle conoscenze e alle esperienze dello studente.

Una descrizione efficace parte dal significato generale, individua gli elementi principali e chiarisce le relazioni tra essi. Solo successivamente introduce i particolari necessari. Il DIAGRAM Center raccomanda di considerare il contesto e il pubblico, mantenere la descrizione concisa e obiettiva e procedere dal generale allo specifico.

La parola può essere integrata con oggetti reali, modelli tridimensionali, immagini in rilievo o mappe tattili. Nessuno di questi strumenti, tuttavia, sostituisce completamente la mediazione verbale del docente.

Da dove iniziare la descrizione di un’immagine

Prima di descrivere un’immagine, il docente dovrebbe chiedersi quale funzione svolge all’interno della lezione.

Una fotografia può servire a riconoscere un personaggio, comprendere un avvenimento o osservare un ambiente. Un’opera d’arte può essere proposta per analizzarne la composizione, il movimento o il significato simbolico. Un grafico può rappresentare una tendenza, mentre una mappa può mostrare una posizione, un percorso o una distribuzione territoriale.

Non tutti gli elementi visibili hanno quindi la stessa importanza. La descrizione deve concentrarsi sulle informazioni necessarie per comprendere il contenuto e svolgere l’attività prevista.

Prima di iniziare è utile considerare tre aspetti:

  • il tipo di immagine;
  • l’informazione che lo studente deve ricavarne;
  • le conoscenze e le esperienze che possiede già.

Presentare prima l’immagine nel suo insieme

La descrizione dovrebbe iniziare con una breve visione d’insieme. Lo studente deve sapere che cosa ha davanti prima di ricevere una serie di dettagli separati.

In questa prima fase si possono indicare:

  • la tipologia dell’immagine;
  • il soggetto principale;
  • l’ambiente o il contesto;
  • l’organizzazione generale della scena;
  • l’eventuale punto di vista.

Per esempio:

È una fotografia orizzontale di una piazza affollata. Al centro si trova una fontana circondata da persone. Sullo sfondo si vedono alcuni edifici.

Questa presentazione iniziale permette di costruire una struttura mentale entro la quale collocare le informazioni successive.

Partire direttamente da un particolare, come il colore di una maglietta o la forma di una finestra, può rendere difficile comprendere a quale parte dell’immagine appartenga e quale importanza abbia.

Come ordinare gli elementi della descrizione

Dopo la visione generale, gli elementi devono essere presentati seguendo un ordine riconoscibile e costante.

La sequenza può procedere:

  • dal centro verso l’esterno;
  • da sinistra verso destra;
  • dall’alto verso il basso;
  • dal primo piano allo sfondo;
  • dall’elemento principale a quelli secondari;
  • lungo un percorso preciso, nel caso di mappe o diagrammi.

Non esiste un ordine valido per tutte le immagini. L’importante è dichiarare, quando necessario, il criterio scelto e mantenerlo durante tutta la descrizione.

In una fotografia si può partire dal soggetto principale e ampliare progressivamente la descrizione all’ambiente. In una mappa può essere più utile individuare prima un punto di riferimento e descrivere le altre posizioni rispetto a esso. In un grafico conviene presentare inizialmente le variabili e l’andamento generale, per poi soffermarsi sui dati più significativi.

Come descrivere la posizione

Espressioni come “qui”, “lì”, “da questa parte” o “come vedete” dipendono da un riferimento esclusivamente visivo e non forniscono indicazioni sufficientemente precise.

È preferibile indicare che un elemento si trova:

  • a destra o a sinistra di un altro elemento nominato;
  • sopra o sotto un punto di riferimento;
  • davanti, dietro o accanto;
  • all’interno o all’esterno;
  • vicino al margine oppure al centro;
  • in primo piano oppure sullo sfondo.

La posizione deve essere sempre collegata a un riferimento chiaro. Dire “l’albero è a destra” può non bastare. È più preciso dire: “L’albero si trova a destra della casa, vicino al margine dell’immagine”.

Quando risulta utile e familiare allo studente, si può paragonare la disposizione degli elementi al quadrante di un orologio. Per esempio: “La porta si trova a ore tre rispetto al centro della stanza”. Questo sistema non deve però essere applicato automaticamente, soprattutto quando la posizione esatta non è importante per comprendere l’immagine.

Come descrivere forme e dimensioni

Le forme possono essere indicate attraverso termini geometrici o mediante confronti con oggetti conosciuti.

Si può parlare di una forma:

  • circolare, rettangolare o triangolare;
  • allungata, curva o irregolare;
  • simmetrica oppure asimmetrica;
  • grande o piccola rispetto agli altri elementi;
  • larga, stretta, alta, bassa, spessa o sottile.

I paragoni sono utili soltanto quando richiamano esperienze realmente possedute dallo studente. Dire che una struttura “ha la forma di una cupola” può essere poco significativo per chi non conosce quella forma. In questi casi è preferibile collegare la spiegazione a un oggetto già esplorato oppure accompagnarla con un modello.

Anche le proporzioni dovrebbero essere esplicitate. Espressioni come “occupa circa metà dell’immagine” o “è alto il doppio dell’elemento vicino” forniscono indicazioni più precise rispetto a formule generiche come “è molto grande”.

Come descrivere il movimento

Il movimento può essere reale, come in una fotografia sportiva, oppure suggerito dalla posizione dei corpi, dalla direzione delle linee e dall’organizzazione della scena.

La descrizione dovrebbe chiarire:

  • chi o che cosa si muove;
  • da dove parte il movimento;
  • verso quale direzione procede;
  • quali elementi visivi suggeriscono il movimento;
  • con quale intensità o velocità appare rappresentato, quando questo dato è riconoscibile.

Invece di dire soltanto “il mare è agitato”, si può spiegare che “le onde si sollevano da sinistra e si incurvano verso le barche collocate più in basso”.

Quando la velocità o l’intensità non sono direttamente ricavabili dall’immagine, è meglio non attribuirle arbitrariamente.

Come descrivere le relazioni spaziali

Una descrizione non deve limitarsi a nominare gli oggetti presenti. Deve spiegare anche come sono collegati.

Una casa può trovarsi dietro un albero, una persona può essere rivolta verso un’altra, due linee possono convergere, un fiume può attraversare una regione oppure un elemento può contenerne un altro.

Sono queste relazioni a permettere allo studente di costruire una rappresentazione complessiva, anziché ricordare un semplice elenco di oggetti separati.

Adattare il linguaggio all’età e all’esperienza dello studente

La stessa immagine può richiedere descrizioni differenti in base all’età, alle conoscenze e alle modalità percettive dello studente.

Con i bambini più piccoli sono generalmente preferibili:

  • frasi brevi;
  • termini concreti;
  • poche informazioni alla volta;
  • riferimenti a oggetti ed esperienze familiari;
  • domande che aiutino a collegare la descrizione a ciò che già conoscono.

Con gli studenti più grandi si possono utilizzare termini specifici relativi alla prospettiva, alle proporzioni, alla composizione artistica, alla geometria o alla rappresentazione dei dati, purché il loro significato sia conosciuto o venga spiegato.

Anche l’esperienza visiva precedente può essere diversa. Uno studente cieco dalla nascita, uno studente che ha perso la vista successivamente e uno studente ipovedente possono possedere riferimenti percettivi differenti.

Non bisogna quindi dedurre automaticamente ciò che lo studente conosce. L’osservazione didattica deve essere accompagnata dalla richiesta di indicare quali forme, ambienti, fenomeni o oggetti abbia già esplorato e quali modalità descrittive trovi più chiare. Questo adattamento del linguaggio e dei supporti rientra nelle strategie inclusive a scuola.

Integrare la descrizione verbale con il tatto

La parola può essere affiancata dall’esplorazione tattile quando la forma, la disposizione o la struttura dell’immagine risultano difficili da comprendere attraverso il solo linguaggio.

Si possono utilizzare:

  • l’oggetto reale;
  • un modello tridimensionale;
  • una riproduzione in rilievo;
  • una tavola tattile;
  • una mappa semplificata;
  • materiali con superfici differenti.

L’integrazione tra descrizione verbale, modelli tridimensionali, tavole tattili e ingrandimenti richiede di considerare la differenza tra strategie e strumenti didattici. Il supporto tattile deve rappresentare le informazioni essenziali e non riprodurre indiscriminatamente ogni dettaglio visivo. Un’immagine molto ricca, se trasformata integralmente in rilievo, può diventare confusa e difficile da esplorare.

Le indicazioni dell’American Printing House for the Blind invitano a individuare lo scopo della rappresentazione, eliminare i dettagli non necessari e separare l’immagine in più parti quando la sua complessità ostacola la lettura tattile.

Durante l’esplorazione, la descrizione verbale può:

  • indicare da quale punto iniziare;
  • nominare gli elementi incontrati;
  • chiarire il significato di linee, superfici e simboli;
  • collegare le singole parti al quadro complessivo;
  • spiegare profondità, proporzioni o prospettive difficili da riprodurre in rilievo.

Il Museo tattile Anteros utilizza riproduzioni tridimensionali in bassorilievo prospettico, tavole preparatorie e materiali didattico-metodologici per favorire la comprensione dei valori formali, estetici e storici delle opere.

Il docente deve lasciare allo studente il tempo necessario per esplorare e concordare con lui il tipo di guida. Non è opportuno spostargli le mani senza preavviso o trasformare l’esplorazione in una sequenza troppo rapida di indicazioni.

La descrizione per uno studente ipovedente

Nel caso di uno studente ipovedente, la descrizione verbale non sostituisce necessariamente l’osservazione, ma può orientarla.

Il docente può indicare dove si trova l’elemento importante, chiarire ciò che non è immediatamente distinguibile e accompagnare l’uso di ingrandimenti, contrasti o versioni graficamente semplificate.

Un’informazione non dovrebbe essere affidata esclusivamente al colore. Se, per esempio, una linea rossa rappresenta la temperatura e una linea blu rappresenta le precipitazioni, la differenza deve essere espressa anche verbalmente o attraverso simboli e tratti riconoscibili.

Come descrivere fotografie, opere d’arte, grafici e mappe

Il tipo di immagine determina quali informazioni devono essere messe in evidenza. Una fotografia, un dipinto, un grafico e una mappa non possono essere descritti seguendo esattamente la stessa struttura.

Fotografie

Per descrivere una fotografia è utile presentare:

  1. il soggetto principale;
  2. l’ambiente;
  3. l’azione rappresentata;
  4. la disposizione dei soggetti;
  5. i dettagli rilevanti per il contenuto.

La descrizione deve distinguere ciò che è effettivamente visibile dalle possibili interpretazioni.

Dire “una ragazza ha le braccia incrociate e guarda verso il basso” descrive elementi osservabili. Dire “la ragazza è triste e non vuole parlare” introduce invece un’interpretazione che potrebbe non essere giustificata.

Le emozioni possono essere nominate quando sono chiaramente espresse oppure quando il contesto dell’attività richiede di interpretarle, specificando però gli elementi sui quali si basa l’interpretazione.

Non è necessario descrivere ogni oggetto presente sullo sfondo. Occorre selezionare ciò che contribuisce allo scopo della fotografia.

Opere d’arte

La descrizione di un’opera d’arte può comprendere:

  • la tipologia e la tecnica dell’opera;
  • il soggetto rappresentato;
  • l’organizzazione della composizione;
  • la disposizione delle figure;
  • le forme, le linee e i volumi;
  • la direzione del movimento;
  • l’uso della luce e del colore;
  • l’atmosfera e il significato, distinguendo la descrizione dall’interpretazione.

È utile iniziare dalla struttura complessiva e soltanto dopo analizzare le singole parti. Nel descrivere un dipinto non basta elencare figure e oggetti: bisogna spiegare come occupano lo spazio e quali rapporti esistono tra loro.

Anche i colori possono essere nominati. Per uno studente che non li percepisce direttamente possono comunque possedere un significato culturale, simbolico o funzionale. È però preferibile spiegare quale funzione svolgono nella composizione, per esempio creando un contrasto, separando due piani o attirando l’attenzione su un elemento.

Bisogna invece evitare di presentare come universali associazioni emotive soggettive, come l’idea che un determinato colore esprima necessariamente tristezza, serenità o aggressività.

La lettura tattile di un bassorilievo può aiutare a comprendere la composizione e i rapporti spaziali, ma deve essere accompagnata dalla spiegazione di ciò che il rilievo non può rappresentare pienamente, come la luce, alcune caratteristiche cromatiche e determinati effetti di profondità prospettica.

Grafici

Un grafico deve essere descritto come uno strumento che rappresenta dati, non come un semplice insieme di linee, colonne o colori.

La descrizione dovrebbe indicare:

  • il tipo di grafico;
  • il titolo o l’argomento;
  • le variabili rappresentate;
  • gli assi e le unità di misura;
  • l’intervallo dei valori;
  • l’andamento generale;
  • i dati o i confronti necessari.

Prima di leggere una lunga serie di numeri, è utile comunicare il messaggio generale. Per esempio:

È un grafico a linee che mostra l’andamento delle temperature da gennaio a giugno. I valori aumentano progressivamente, con la crescita più marcata tra aprile e maggio.

Solo successivamente si possono fornire i singoli valori, quando sono necessari per rispondere a una domanda, confrontare periodi o svolgere un esercizio.

Il W3C considera grafici, diagrammi e mappe immagini complesse, poiché possono contenere più informazioni di quelle comunicabili con una breve frase. In questi casi, una sintetica identificazione dell’immagine deve essere accompagnata da una descrizione estesa o da un’altra rappresentazione equivalente dei dati e delle relazioni.

Nelle verifiche, la descrizione non deve anticipare la risposta richiesta. Deve rendere accessibili le stesse informazioni disponibili agli altri studenti, senza svolgere al loro posto l’operazione di interpretazione. Anche le indicazioni dell’American Printing House for the Blind raccomandano di semplificare il materiale senza omettere informazioni necessarie né fornire suggerimenti che possano avvantaggiare lo studente.

Mappe

La descrizione di una mappa dovrebbe iniziare dalla sua funzione. Una carta politica, una carta fisica e la rappresentazione di un percorso richiedono informazioni differenti.

È utile indicare:

  • il territorio rappresentato;
  • l’orientamento;
  • i confini principali;
  • la legenda;
  • un punto di riferimento stabile;
  • le posizioni relative;
  • eventuali distanze o direzioni;
  • il percorso da seguire, quando necessario.

Anziché elencare indiscriminatamente tutti gli elementi presenti, si può partire dalla forma generale del territorio e individuare un punto centrale o facilmente riconoscibile, descrivendo le altre posizioni rispetto a esso.

Quando la mappa è tattile, i simboli e le superfici devono essere pochi, chiaramente distinguibili e spiegati prima dell’esplorazione. Le informazioni più complesse possono essere distribuite su più mappe semplificate, invece di essere concentrate in un’unica rappresentazione sovraccarica.

Gli errori da evitare

Alcuni comportamenti possono rendere la descrizione poco comprensibile o fuorviante.

Descrivere tutto senza selezionare

Una descrizione molto lunga non è necessariamente più accessibile. Troppi dettagli possono nascondere l’informazione principale e aumentare il carico di memoria.

Iniziare dai particolari

Prima di nominare colori, oggetti secondari o piccoli elementi occorre fornire una visione generale dell’immagine.

Usare riferimenti esclusivamente visivi

Espressioni come “guardate qui”, “come potete vedere” o “quello in fondo” non permettono allo studente di individuare con precisione l’elemento.

Cambiare continuamente i termini

Se un elemento viene chiamato prima “linea”, poi “tratto”, poi “percorso” e infine “freccia”, lo studente può pensare che si tratti di elementi differenti. La terminologia deve essere coerente.

Interpretare invece di descrivere

Non bisogna attribuire intenzioni, emozioni o significati che l’immagine non rende evidenti. È preferibile descrivere gli elementi osservabili e dichiarare chiaramente quando si propone un’interpretazione. L’obiettività costituisce uno dei principi generali indicati dal DIAGRAM Center.

Dare per scontate le esperienze dello studente

Un paragone è utile soltanto quando richiama qualcosa di conosciuto. Prima di utilizzare un riferimento, occorre verificare che sia significativo per quella persona.

Affidarsi soltanto al materiale tattile

Un modello o un rilievo non spiega automaticamente il proprio significato. La guida verbale serve a collegare le parti, chiarire i simboli e costruire la rappresentazione complessiva.

Chiedere soltanto “Hai capito?”

Una risposta affermativa non permette di verificare come lo studente abbia organizzato le informazioni.

È più utile chiedere:

  • quale elemento considera centrale;
  • dove collocherebbe un oggetto rispetto a un altro;
  • come descriverebbe la disposizione generale;
  • quale parte risulta ancora poco chiara.

La verifica non deve trasformarsi in un interrogatorio, ma in un dialogo che permetta di correggere riferimenti ambigui o informazioni mancanti.

Una descrizione efficace costruisce relazioni

Descrivere immagini a studenti ciechi o ipovedenti richiede selezione, ordine e precisione. Il docente deve partire dalla funzione dell’immagine, presentare il quadro generale, indicare le relazioni spaziali e scegliere dettagli coerenti con l’obiettivo della lezione.

Rappresentazioni verbali, visive e tattili dello stesso contenuto possono sostenersi reciprocamente, secondo una prospettiva coerente con l’Universal Design for Learning a scuola. La qualità della descrizione dipende soprattutto dalla capacità di adattarla alla persona che ascolta. Chiedere allo studente quali riferimenti utilizza, rispettare i suoi tempi e verificare la rappresentazione costruita trasforma la descrizione in un autentico strumento di accesso ai contenuti visivi e di partecipazione scolastica.

Domande frequenti

È necessario descrivere ogni dettaglio dell’immagine?

No. Devono essere descritti gli elementi necessari per comprendere la funzione dell’immagine e svolgere l’attività. I dettagli decorativi o irrilevanti possono essere omessi. Anche il Royal National Institute of Blind People raccomanda descrizioni accurate, contestualizzate e concise, concentrate sulle informazioni più importanti.

Si possono nominare i colori a uno studente cieco?

Sì, quando il colore possiede una funzione informativa, simbolica, artistica o culturale. Non deve però essere l’unico mezzo utilizzato per distinguere gli elementi o comunicare dati.

È corretto usare destra e sinistra?

Sì, purché il punto di vista sia chiaro e la posizione venga riferita a un elemento preciso. È meglio dire “a destra della porta” anziché semplicemente “a destra”.

Una tavola tattile può sostituire la descrizione?

No. La tavola tattile permette di esplorare forme e posizioni, ma la descrizione verbale aiuta a comprendere che cosa rappresentano le parti, come sono collegate e quali informazioni non possono essere riprodotte in rilievo.

Come si descrive un’immagine a uno studente ipovedente?

La descrizione deve orientare l’osservazione residua, indicando gli elementi importanti e chiarendo quelli difficili da distinguere. Può essere integrata con ingrandimenti, maggiore contrasto, semplificazione grafica e riferimenti spaziali precisi.

Bibliografia essenziale

  • American Printing House for the Blind, Guidelines and Standards for Tactile Graphics.
  • American Printing House for the Blind, Guide to Designing Tactile Illustrations for Children’s Books.
  • DIAGRAM Center, Image Description Guidelines.
  • Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, Loretta Secchi, Le metodologie dell’esplorazione tattile.
  • Ministero della Cultura, Museo tattile di pittura antica e moderna Anteros.
  • Royal National Institute of Blind People, How can I write alt text?
  • World Wide Web Consortium, Web Accessibility Initiative, Images Tutorial: Complex Images.

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Nota editoriale
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