Modelling nella CAA a scuola: come insegnare l’uso di simboli e tabelle comunicative

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Consegnare a un alunno una tabella di comunicazione o un dispositivo di Comunicazione Aumentativa e Alternativa non significa avergli già insegnato a usarlo. Il sistema può contenere simboli adeguati e messaggi utili, ma il loro significato e il loro impiego devono diventare comprensibili attraverso esperienze comunicative concrete.

È qui che interviene il modelling nella CAA. L’adulto utilizza davanti all’alunno lo stesso sistema comunicativo, o una copia equivalente, indicando alcuni simboli mentre parla. In questo modo mostra come i simboli possano servire per chiedere, commentare, scegliere, rifiutare, esprimere un’opinione o comunicare uno stato d’animo.

Per comprendere meglio che cos’è la CAA e per quali alunni può essere utile, è possibile consultare l’articolo dedicato alla Comunicazione Aumentativa e Alternativa. Qui l’attenzione si concentra su un aspetto specifico: come il partner comunicativo può rendere visibile l’uso di simboli, tabelle e dispositivi durante le normali interazioni scolastiche.

Che cos’è il modelling nella CAA

Il modelling, chiamato anche modellamento CAA, consiste nell’utilizzare i simboli mentre si comunica con l’alunno.

L’adulto pronuncia un messaggio e, contemporaneamente, indica uno o più simboli presenti sulla tabella, sul quaderno comunicativo o sul dispositivo. L’alunno non vede così soltanto una raccolta di immagini, ma osserva come quelle immagini possano essere utilizzate e combinate per esprimere un significato.

Nella letteratura questa modalità viene indicata anche con espressioni come aided language stimulation, aided language modelling, natural aided language o augmented input. L’elemento comune è l’associazione tra le parole pronunciate dal partner comunicativo e la selezione dei simboli CAA durante un’interazione reale.

Il modelling non richiede che l’alunno imiti immediatamente il messaggio. L’obiettivo iniziale è offrirgli un modello linguistico accessibile. Anche nel linguaggio orale, prima di utilizzare autonomamente parole e frasi, un bambino le ascolta molte volte all’interno di interazioni significative.

Le ricerche sugli interventi che comprendono il modelling CAA hanno rilevato miglioramenti in diverse aree, tra cui la comprensione e la produzione dei simboli, il vocabolario, i turni comunicativi e la costruzione di messaggi formati da più simboli. I risultati non sono però identici per tutte le persone e dipendono dalle caratteristiche individuali, dal sistema utilizzato e dal contesto dell’intervento.

Perché non basta consegnare una tabella comunicativa

Un alunno che utilizza il linguaggio orale ascolta continuamente altre persone parlare. Osserva come si chiede qualcosa, come si commenta un avvenimento, come si protesta, come si risponde e come si inizia una conversazione.

Chi deve imparare a comunicare attraverso simboli rischia invece di trovarsi in una situazione molto diversa: gli viene chiesto di utilizzare un sistema che gli adulti intorno a lui usano raramente.

La tabella può comparire soltanto quando l’insegnante pone una domanda o desidera ottenere una risposta precisa. In questo modo lo strumento rischia di essere percepito come una scheda da completare, anziché come un mezzo per comunicare.

Il modelling riduce questa distanza. L’adulto non si limita a dire all’alunno «usa la tabella», ma mostra concretamente che attraverso quella tabella è possibile dire qualcosa a un’altra persona.

Il sistema CAA diventa così parte dello scambio comunicativo e non soltanto uno strumento richiesto durante un esercizio.

Mostrare, suggerire e obbligare non sono la stessa cosa

Nel lavoro quotidiano è importante distinguere il modelling da altre forme di aiuto.

  • Mostrare: utilizza il sistema CAA per esprimere un messaggio reale. Non è richiesta una risposta immediata.
  • Suggerire: richiama con discrezione l’attenzione sul sistema o offre un indizio. L’alunno può scegliere se e come rispondere.
  • Obbligare: pretende che venga selezionato un simbolo o riprodotto un messaggio specifico. La comunicazione diventa una prestazione richiesta dall’adulto.

Nel modelling l’adulto mostra un possibile utilizzo del sistema, senza trasformare ogni dimostrazione in una prova.

Può indicare il simbolo “ancora” mentre dice «ne voglio ancora», oppure il simbolo “bello” mentre commenta un disegno. Non deve poi chiedere subito all’alunno di ripetere la stessa selezione.

Un suggerimento discreto può essere utile in alcune situazioni, purché lasci spazio all’iniziativa personale. Uno sguardo verso la tabella, una breve pausa o un richiamo leggero possono ricordare all’alunno che il sistema è disponibile. Ripetere continuamente «dillo con i simboli», invece, può aumentare la pressione e ridurre la spontaneità.

Obbligare l’alunno a toccare un simbolo, guidargli la mano o trattenere un oggetto fino a quando non produce la risposta attesa non corrisponde al modelling. In questi casi l’adulto non sta mostrando come comunicare, ma sta cercando di ottenere una prestazione specifica.

Il ruolo del partner comunicativo

Il partner comunicativo è la persona che interagisce con chi utilizza la CAA. A scuola può essere un docente, un insegnante di sostegno, un educatore, un compagno o un altro adulto coinvolto nelle attività.

Il suo ruolo non consiste soltanto nel preparare o mettere a disposizione lo strumento. Deve contribuire a creare condizioni nelle quali la comunicazione possa avvenire realmente, sostenendo il rapporto tra comunicazione educativa e partecipazione degli studenti.

Un partner comunicativo efficace:

  • mantiene il sistema accessibile durante le attività;
  • utilizza personalmente alcuni simboli mentre parla;
  • riconosce gesti, sguardi, vocalizzazioni e altre possibili iniziative comunicative;
  • evita di occupare tutti i turni della conversazione;
  • lascia all’alunno il tempo necessario per rispondere;
  • accetta che una risposta possa essere diversa da quella prevista;
  • utilizza la CAA per comunicare, non soltanto per fare domande;
  • verifica, quando possibile, di avere compreso correttamente il messaggio dell’alunno.

La formazione dei partner comunicativi è considerata una componente importante degli interventi CAA. Tra le competenze indicate rientrano l’ascolto attivo, l’aumento del tempo di attesa, l’impiego dell’input aumentato e il sostegno alla comunicazione nei diversi contesti.

Il partner non deve sostituirsi all’alunno. Può riconoscere e valorizzare un comportamento che sembra avere una funzione comunicativa, ma dovrebbe evitare di decidere sempre al suo posto che cosa intende dire.

Perché l’adulto indica i simboli mentre parla

Quando l’adulto parla e contemporaneamente indica i simboli, mette in relazione tre elementi:

  1. la parola pronunciata;
  2. il simbolo rappresentato;
  3. la situazione concreta nella quale il messaggio viene utilizzato.

Se durante un’attività l’insegnante dice «mi piace» e indica i simboli corrispondenti, l’alunno può osservare che quella combinazione serve a esprimere un commento positivo.

Non è necessario trasformare ogni frase pronunciata in una trascrizione completa attraverso i simboli. In molte interazioni è sufficiente mettere in evidenza le parole più significative del messaggio, tenendo conto delle possibilità linguistiche, attentive e motorie dell’alunno.

Per esempio, pronunciando la frase «Adesso prendiamo il quaderno rosso», l’adulto potrebbe indicare soltanto “prendere”, “quaderno” e “rosso”, se questi elementi sono disponibili e pertinenti.

Questo esempio riguarda il modelling dei simboli ed è distinto dal tema generale di come formulare consegne chiare a scuola.

L’obiettivo non è indicare il maggior numero possibile di simboli, ma mostrare in modo comprensibile come il sistema possa essere utilizzato per costruire significati.

L’input aumentato viene descritto proprio come l’uso simultaneo delle parole pronunciate e dei simboli CAA da parte del partner comunicativo. Gli interventi dovrebbero inoltre integrare il sistema nelle situazioni naturali e valutare con attenzione la quantità e il tipo di suggerimenti, riducendoli progressivamente quando ostacolano l’indipendenza.

Quali messaggi modellare a scuola

Uno degli errori più frequenti consiste nell’utilizzare la CAA quasi esclusivamente per chiedere oggetti, cibo o attività. Le richieste sono importanti, ma rappresentano soltanto una parte della comunicazione.

L’alunno deve poter osservare modelli riferiti a funzioni comunicative differenti.

Modellare una richiesta

L’adulto può mostrare come chiedere qualcosa che serve realmente in quel momento.

Durante un’attività può indicare “voglio” e “colla” mentre dice: «Voglio la colla». In un’altra situazione può modellare il simbolo “aiuto” mentre cerca assistenza per aprire un contenitore.

Il messaggio dovrebbe avere un’utilità evidente nella situazione, senza essere ripetuto in modo meccanico.

Modellare un commento

Commentare significa condividere un’esperienza, non necessariamente ottenere qualcosa.

Guardando un esperimento, un’immagine o un lavoro svolto in classe, il partner può indicare simboli come “bello”, “grande”, “divertente” o “non mi piace”, accompagnandoli con il linguaggio verbale.

In questo modo il sistema non viene associato soltanto all’espressione di un bisogno, ma anche alla condivisione dell’attenzione, delle opinioni e delle esperienze.

Modellare un rifiuto

La possibilità di dire “no”, “basta”, “non voglio” o “finito” ha un valore comunicativo concreto.

L’adulto può utilizzare questi messaggi anche in prima persona, quando sono autentici. Può dire, per esempio: «Non voglio questo pennarello, scelgo quello blu», indicando i simboli pertinenti.

Quando l’alunno manifesta un rifiuto attraverso il corpo, lo sguardo o un gesto comprensibile, il partner può affiancare un breve modello simbolico. Il rifiuto, tuttavia, dovrebbe essere riconosciuto senza pretendere che l’alunno selezioni prima il simbolo corrispondente.

Modellare una scelta

Le scelte non dovrebbero trasformarsi in una successione di domande alle quali l’alunno è costretto a rispondere.

Il partner può mostrare in prima persona come si esprime una preferenza: «Io scelgo il rosso», indicando “io”, “scegliere” e “rosso”.

Successivamente può offrire all’alunno una possibilità reale di scelta e attendere la sua risposta. Questa potrebbe arrivare attraverso il sistema CAA oppure mediante un’altra modalità comunicativa comprensibile.

Modellare emozioni e stati personali

Parole come “contento”, “arrabbiato”, “preoccupato”, “stanco” o “tranquillo” acquistano significato quando vengono collegate a situazioni reali.

L’adulto può descrivere il proprio stato, per esempio indicando “sono stanco” dopo un’attività impegnativa oppure “sono contento” quando la classe conclude un lavoro.

È preferibile non assegnare automaticamente un’emozione all’alunno. Dire «sei arrabbiato» senza averne certezza può sostituire l’interpretazione dell’adulto alla comunicazione della persona. È più prudente rendere disponibili parole diverse, formulare un’ipotesi aperta o lasciare all’alunno la possibilità di esprimersi.

Il tempo di attesa fa parte del modelling

Utilizzare i simboli e iniziare immediatamente una nuova frase lascia poco spazio all’alunno.

Dopo aver modellato un messaggio o avergli offerto un turno, il partner dovrebbe fermarsi. Il tempo può essere necessario per comprendere ciò che è accaduto, orientarsi sulla tabella, individuare un simbolo, organizzare il movimento e decidere se comunicare.

Non esiste un numero di secondi valido per tutti. Il tempo necessario può cambiare in base alla familiarità con il sistema, alla situazione, alle modalità di accesso, alle caratteristiche motorie e attentive e allo stato dell’alunno.

Durante l’attesa è utile:

  • mantenere un atteggiamento disponibile;
  • evitare di ripetere immediatamente la domanda;
  • non aggiungere continuamente nuovi suggerimenti;
  • non completare subito il messaggio al posto dell’alunno;
  • osservare anche gesti, sguardi e vocalizzazioni;
  • accettare la possibilità che non arrivi una risposta.

Aumentare il tempo disponibile per l’alternanza dei turni è una delle competenze raccomandate nella formazione dei partner comunicativi. Gli adulti possono invece ostacolare la partecipazione quando dominano la conversazione, pongono soprattutto domande chiuse o non riconoscono i tentativi comunicativi dell’alunno.

L’attesa non deve trasformarsi in una pressione silenziosa. Se l’alunno non risponde, l’interazione può continuare senza considerare il mancato uso del simbolo come un errore.

Usare il modelling nelle interazioni naturali

Il modelling CAA non dovrebbe comparire soltanto durante una seduta individuale o in un momento specificamente dedicato alla comunicazione.

A scuola può essere inserito, attraverso messaggi brevi, durante:

  • l’ingresso in aula;
  • una spiegazione;
  • il lavoro a coppie;
  • la preparazione del materiale;
  • la ricreazione;
  • la mensa;
  • un’attività laboratoriale;
  • la conclusione di un compito;
  • una conversazione informale.

Il sistema deve essere disponibile proprio quando nasce qualcosa da comunicare. Se rimane chiuso nello zaino o viene consegnato soltanto durante una verifica, diminuiscono le occasioni di osservare e utilizzare la CAA.

L’inserimento del sistema negli ambienti e nelle attività quotidiane permette di lavorare non soltanto sulla produzione di singoli simboli, ma anche sulla comunicazione sociale, sullo scambio di informazioni e sulla partecipazione reale alla vita scolastica. L’uso coerente nei diversi contesti è considerato un elemento importante per l’efficacia della CAA.

L’adulto non deve modellare continuamente. Un uso eccessivo, rapido o poco collegato a ciò che sta accadendo può rendere il messaggio difficile da seguire. È più utile individuare occasioni autentiche e utilizzare pochi simboli pertinenti.

Un esempio durante una normale attività scolastica

La classe sta svolgendo un’attività con cartoncini colorati.

L’insegnante prende un cartoncino, indica sulla tabella i simboli “io”, “scelgo” e “blu” e dice: «Io scelgo il blu».

Successivamente osserva il proprio lavoro e modella: «Mi piace», indicando i simboli disponibili.

Quando arriva il turno dell’alunno, l’insegnante gli mostra i cartoncini e lascia accessibile la tabella. Non gli ordina di indicare un simbolo e non ripete subito la domanda. Aspetta.

L’alunno può selezionare un colore sulla tabella, guardare il cartoncino, toccarlo direttamente oppure comunicare la scelta in un altro modo comprensibile. Il partner riconosce la scelta e prosegue l’attività.

L’esempio mostra il principio essenziale: l’adulto utilizza il sistema per primo, crea una situazione comunicativa reale e lascia all’alunno uno spazio di partecipazione, senza pretendere una riproduzione immediata.

Errori da evitare

Usare la CAA soltanto per fare domande

Una sequenza continua di domande come «Che cosa vuoi?», «Quale scegli?» e «Come ti senti?» trasforma il sistema in uno strumento di interrogazione.

Il partner dovrebbe alternare domande, commenti, messaggi personali e momenti di ascolto.

Pretendere che l’alunno imiti subito

Il fatto che l’adulto abbia indicato un simbolo non significa che l’alunno debba selezionarlo immediatamente.

L’assenza di imitazione non rende inutile il modello. L’apprendimento può richiedere esposizioni ripetute e numerose occasioni significative.

Modellare soltanto le richieste

Una comunicazione limitata a “voglio” e ai nomi degli oggetti non permette di osservare come esprimere commenti, rifiuti, emozioni, domande e opinioni.

Parlare e indicare troppo velocemente

Il partner può conoscere bene la posizione dei simboli, mentre l’alunno potrebbe avere bisogno di più tempo per seguirne la selezione. Un ritmo eccessivo rende il modello poco leggibile.

Togliere il sistema all’alunno

Il partner deve poter modellare senza impedire alla persona di accedere al proprio mezzo di comunicazione.

Quando possibile, può utilizzare una seconda copia della tabella oppure indicare i simboli senza sottrarre a lungo il quaderno o il dispositivo all’alunno.

Correggere ogni selezione

Una selezione inattesa non è necessariamente sbagliata. Può rappresentare un messaggio diverso da quello immaginato dall’adulto, un’esplorazione del sistema oppure un tentativo comunicativo ancora poco chiaro.

Prima di correggere è opportuno osservare la situazione e cercare di comprendere l’intenzione dell’alunno.

Modellare soltanto nei momenti strutturati

Se la CAA viene utilizzata esclusivamente durante attività preparate, l’alunno vede pochi esempi del suo impiego nelle conversazioni spontanee e nelle normali routine scolastiche.

Il modelling come esperienza comunicativa condivisa

Il modelling nella CAA non consiste nel mostrare una sola volta il funzionamento di una tabella. È un modo per rendere accessibile il linguaggio attraverso l’esempio.

L’adulto parla, indica alcuni simboli, comunica messaggi autentici e lascia tempo. Mostra che il sistema può servire non soltanto per rispondere, ma anche per iniziare uno scambio, commentare, scegliere, rifiutare, fare una domanda e condividere un’emozione.

La qualità del modelling non dipende dal numero di simboli indicati. Dipende soprattutto dalla capacità del partner comunicativo di utilizzare la CAA all’interno di relazioni e attività reali, senza trasformare ogni occasione in una richiesta di prestazione.

FAQ sul modelling nella CAA

Il bambino deve ripetere subito i simboli indicati dall’adulto?

No. Nel modelling l’adulto offre un esempio d’uso, ma non richiede necessariamente una riproduzione immediata. L’alunno può osservare numerosi modelli prima di iniziare a utilizzare spontaneamente gli stessi simboli.

Modelling e suggerimento sono la stessa cosa?

No. Nel modelling il partner utilizza direttamente il sistema per comunicare un proprio messaggio. Il suggerimento, invece, cerca di facilitare una risposta dell’alunno. Può essere utile, ma deve essere impiegato senza creare pressione o dipendenza dall’aiuto.

Bisogna indicare un simbolo per ogni parola pronunciata?

Non necessariamente. È possibile indicare i simboli più significativi e disponibili nel sistema, mantenendo il messaggio comprensibile. La quantità e la complessità del modello devono essere sostenibili sia per l’alunno sia per il partner.

Chi dovrebbe utilizzare il modelling a scuola?

Il modelling può essere utilizzato dai diversi partner comunicativi dell’alunno, compresi docenti, insegnanti di sostegno, educatori e compagni adeguatamente coinvolti. È utile che gli adulti condividano alcuni criteri di base, pur mantenendo interazioni naturali e non rigidamente identiche.

Che cosa fare se l’alunno non risponde dopo il modello?

Il partner può attendere, osservare eventuali altre modalità comunicative e poi proseguire l’interazione. Non è necessario ripetere insistentemente il messaggio o considerare il silenzio come un errore.

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