Intelligenza artificiale e UDL: come progettare lezioni inclusive senza delegare al software

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L’intelligenza artificiale può aiutare il docente a riorganizzare un testo, proporre diverse modalità di presentazione, generare una prima traccia di attività o trasformare uno stesso contenuto in formati differenti.

Queste possibilità si adattano bene ai principi dell’Universal Design for Learning, perché permettono di ampliare le modalità attraverso cui gli studenti incontrano i contenuti, partecipano alle attività e mostrano ciò che hanno appreso.

Utilizzare l’intelligenza artificiale, tuttavia, non rende automaticamente inclusiva una lezione.

Un sistema di IA può produrre rapidamente:

  • una sintesi;
  • una mappa;
  • una spiegazione con un linguaggio più accessibile;
  • un testo predisposto per l’ascolto;
  • alcune domande;
  • una presentazione;
  • una proposta di attività.

Non può però stabilire autonomamente quali barriere incontrino gli studenti, quale livello di difficoltà sia appropriato, quali strumenti siano realmente accessibili o quali scelte siano coerenti con il percorso della classe.

L’intelligenza artificiale può quindi sostenere la progettazione UDL soltanto quando viene utilizzata come strumento per elaborare possibilità, non come sostituto del ragionamento pedagogico.

Che cos’è l’Universal Design for Learning

L’Universal Design for Learning, generalmente indicato con la sigla UDL e traducibile in italiano come Progettazione universale per l’apprendimento, è un quadro di riferimento per progettare esperienze formative capaci di riconoscere la variabilità degli studenti e ridurre le barriere che possono ostacolare l’accesso, la partecipazione e l’espressione delle competenze.

Il punto di partenza non è l’esistenza di uno studente “medio”, al quale aggiungere successivamente alcuni adattamenti. La progettazione considera fin dall’inizio che gli studenti possano differire per conoscenze, competenze linguistiche, motivazione, esperienza, autonomia, modalità di partecipazione e possibilità di utilizzare determinati strumenti.

CAST, l’organizzazione che ha sviluppato il modello, presenta l’UDL come un quadro fondato sulla ricerca per progettare ambienti ed esperienze di apprendimento accessibili, significativi e sufficientemente flessibili da valorizzare la variabilità degli studenti.

L’inclusione, quindi, non dovrebbe essere aggiunta al termine della progettazione, ma costituirne il punto di partenza.

L’UDL non richiede una lezione diversa per ogni studente

Progettare secondo l’UDL non significa preparare una lezione individuale per ciascun alunno.

Significa costruire un percorso comune sufficientemente flessibile da consentire modalità diverse di:

  • accedere alle informazioni;
  • comprendere i concetti;
  • partecipare;
  • esercitarsi;
  • comunicare;
  • dimostrare quanto appreso.

Le opzioni non devono essere infinite e non devono essere utilizzate tutte contemporaneamente. Devono essere selezionate in relazione agli obiettivi didattici e alle barriere prevedibili.

L’UDL, inoltre, non elimina la necessità di interventi individualizzati o personalizzati quando sono necessari. Una progettazione accessibile per l’intera classe può ridurre molte difficoltà, ma non sostituisce le misure specifiche previste per rispondere ai bisogni di determinati studenti.

Non si tratta di assegnare uno “stile di apprendimento”

L’UDL riconosce la variabilità degli studenti, ma non richiede di classificarli rigidamente come “visivi”, “uditivi” o “cinestetici”.

Lo stesso studente può avere bisogno di modalità differenti in base:

  • all’argomento;
  • al tipo di compito;
  • alle conoscenze già possedute;
  • al grado di autonomia;
  • alla complessità del linguaggio;
  • al momento della giornata;
  • alla situazione emotiva e relazionale.

L’obiettivo non è associare ogni persona a un unico canale, ma progettare opzioni che possano essere utilizzate in modo flessibile e coerente con l’attività.

Le Linee guida UDL 3.0

La versione più recente del modello è rappresentata dalle UDL Guidelines 3.0, pubblicate da CAST il 30 luglio 2024. L’aggiornamento mantiene i tre principi fondamentali dell’UDL, rafforzando l’attenzione verso l’autonomia dello studente, le identità, il senso di appartenenza, le diverse prospettive e le barriere prodotte da pregiudizi o pratiche escludenti.

I tre principi riguardano:

  1. molteplici modalità di coinvolgimento;
  2. molteplici modalità di rappresentazione;
  3. molteplici modalità di azione ed espressione.

Non si tratta di tre fasi separate o da applicare in successione. I tre principi si intrecciano nella progettazione della stessa esperienza di apprendimento.

Molteplici modalità di coinvolgimento

Il coinvolgimento riguarda il motivo per cui lo studente entra nell’attività, mantiene l’attenzione e riconosce un valore in ciò che sta facendo.

Gli studenti possono reagire in modo differente allo stesso compito. Alcuni partecipano più facilmente quando possono compiere una scelta, mentre altri hanno bisogno di una struttura prevedibile. Alcuni apprezzano il confronto con i compagni, altri necessitano inizialmente di uno spazio individuale.

Le Linee guida UDL 3.0 invitano, tra gli altri aspetti, a favorire la scelta e l’autonomia, rendere significativi gli obiettivi, sostenere la collaborazione e il senso di appartenenza e offrire feedback orientati all’azione.

Come può aiutare l’intelligenza artificiale

L’IA può essere impiegata per ottenere una prima proposta di:

  • domande iniziali collegate a esperienze quotidiane;
  • scenari differenti attraverso cui introdurre lo stesso problema;
  • esempi riferiti a contesti culturali diversi;
  • livelli progressivi di difficoltà;
  • modalità collaborative e individuali;
  • brevi feedback formulati in modo chiaro;
  • alternative narrative per presentare un compito.

Il docente deve controllare che queste proposte siano pertinenti, adeguate all’età degli studenti e prive di rappresentazioni stereotipate.

Un’attività non diventa coinvolgente soltanto perché utilizza un chatbot, un’immagine generata o un quiz digitale. La novità può attirare temporaneamente l’attenzione, ma il coinvolgimento duraturo dipende dal significato dell’attività, dalla comprensione dell’obiettivo e dalla percezione di poter affrontare il compito.

Molteplici modalità di rappresentazione

La rappresentazione riguarda il modo in cui le informazioni vengono presentate e rese comprensibili.

Un unico formato può creare barriere che non dipendono direttamente dal contenuto disciplinare. Un testo molto denso, per esempio, può rendere difficile la comprensione di un concetto anche quando lo studente possiede le conoscenze necessarie per affrontarlo.

Le Linee guida UDL suggeriscono di considerare diverse modalità di percezione, chiarire il linguaggio e i simboli, collegare le nuove informazioni alle conoscenze precedenti e utilizzare più media quando risultano realmente utili.

Che cosa può produrre l’IA

A partire da un contenuto preparato o selezionato dal docente, l’intelligenza artificiale può proporre:

  • una sintesi;
  • una spiegazione con un lessico più accessibile;
  • un glossario;
  • una sequenza cronologica;
  • una tabella;
  • una traccia per una mappa concettuale;
  • un testo organizzato per la lettura ad alta voce;
  • domande per attivare le conoscenze precedenti;
  • una versione suddivisa in passaggi;
  • esempi riferiti a contesti differenti.

Il vantaggio non consiste nell’accumulare materiali, ma nel valutare quale rappresentazione possa ridurre una barriera precisa.

Semplificare non significa impoverire

Una delle richieste più comuni rivolte all’intelligenza artificiale consiste nel “semplificare” un testo.

Il risultato deve essere verificato con attenzione, perché il sistema potrebbe:

  • eliminare un concetto essenziale;
  • modificare il rapporto tra causa ed effetto;
  • sostituire un termine disciplinare necessario;
  • rendere assoluta un’affermazione che prevedeva eccezioni;
  • produrre un testo più breve, ma non più comprensibile;
  • introdurre spiegazioni inesatte.

Il docente deve quindi distinguere tra semplificazione linguistica e riduzione del contenuto.

Un termine tecnico può essere mantenuto e spiegato, anziché eliminato. Una frase complessa può essere suddivisa senza perdere le relazioni logiche. Un concetto astratto può essere accompagnato da un esempio, senza essere sostituito dall’esempio stesso.

La produzione automatica deve essere considerata una prima bozza, non la versione definitiva destinata agli studenti.

Molteplici modalità di azione ed espressione

L’azione e l’espressione riguardano il modo in cui gli studenti interagiscono con l’attività e comunicano ciò che hanno compreso.

Una verifica esclusivamente scritta può misurare contemporaneamente la conoscenza disciplinare, la capacità di scrittura, la velocità di esecuzione e la comprensione della consegna.

Questo non significa che la scrittura debba essere eliminata. Il docente deve però riconoscere quali competenze intende realmente osservare.

Le Linee guida UDL 3.0 invitano a offrire, quando compatibile con l’obiettivo, strumenti e modalità differenti per comunicare, comporre, organizzare le informazioni, affrontare le difficoltà e monitorare il proprio progresso.

Come può intervenire l’intelligenza artificiale

L’IA può aiutare il docente a ipotizzare modalità espressive differenti, come:

  • risposta scritta;
  • esposizione orale;
  • presentazione;
  • registrazione audio;
  • mappa commentata;
  • breve video;
  • infografica;
  • dialogo simulato;
  • spiegazione accompagnata da immagini;
  • prodotto digitale realizzato in gruppo.

Non tutte queste modalità sono equivalenti in ogni situazione.

Se l’obiettivo è valutare la scrittura argomentativa, una registrazione audio non può sostituire completamente il testo scritto. Se invece l’obiettivo è verificare la comprensione di un processo scientifico, diverse modalità espressive potrebbero consentire di osservare la stessa conoscenza.

La scelta tra metodologie, strategie e strumenti didattici deve quindi partire dall’obiettivo didattico e non dalla preferenza per uno strumento.

L’intelligenza artificiale come supporto alla progettazione

Uno dei possibili impieghi dell’IA consiste nel produrre una prima bozza di attività organizzata secondo i tre principi dell’UDL.

Il modello può però confondere obiettivi e competenze, proporre attività non adeguate al livello della classe o generare indicazioni troppo generiche. La progettazione richiede informazioni sugli studenti, sul percorso già svolto e sul contesto che non possono essere dedotte autonomamente da un sistema informatico.

Il punto di partenza deve essere l’obiettivo

Prima di chiedere all’IA di proporre una lezione, il docente dovrebbe avere chiaro che cosa gli studenti devono comprendere o saper fare.

Un obiettivo come:

Comprendere la fotosintesi

è ancora molto generale.

È più utile precisare:

Descrivere il ruolo della luce, dell’acqua e dell’anidride carbonica nel processo di fotosintesi e rappresentarne le principali relazioni.

A partire da un obiettivo più chiaro è possibile domandarsi:

  • quali conoscenze preliminari siano necessarie;
  • quali parole possano creare difficoltà;
  • quali passaggi risultino più astratti;
  • quali modalità possano sostenere la comprensione;
  • come gli studenti possano mostrare ciò che hanno appreso.

Solo dopo questa analisi l’IA può essere utilizzata per generare possibili materiali o alternative.

Dalla barriera alla scelta dello strumento

La sequenza più utile è:

obiettivo → possibile barriera → opzione didattica → eventuale strumento

Non:

strumento disponibile → attività da inventare

Il problema, per esempio, non dovrebbe essere formulato così:

Ho un generatore di immagini: come posso usarlo?

È più utile chiedersi:

Gli studenti faticano a comprendere la successione delle fasi. Una rappresentazione visiva potrebbe aiutarli?

Nel secondo caso lo strumento risponde a una necessità individuata, anziché determinare l’intera progettazione.

Una tabella per orientare le scelte

Possibile barriera Supporto che l’IA può proporre Controllo del docente
Testo linguisticamente troppo denso Riformulazione, glossario, suddivisione in passaggi Verificare che i concetti non siano stati alterati
Concetto astratto Esempio, analogia, descrizione visiva Controllare che l’analogia non sia fuorviante
Difficoltà a cogliere la struttura Tabella, sequenza, traccia per una mappa Evidenziare soltanto le relazioni realmente importanti
Conoscenze iniziali differenti Domande introduttive a difficoltà crescente Evitare classificazioni rigide degli studenti
Unica modalità espressiva Proposte di prodotti alternativi Verificare la coerenza con l’obiettivo
Scarsa comprensione della consegna Riscrittura per passaggi ed esempio breve Non anticipare la soluzione
Feedback troppo generico Prima bozza di feedback descrittivo Personalizzare il testo in base al lavoro reale
Rappresentazioni stereotipate Generazione di esempi più vari Controllare ruoli, prospettive e possibili bias
Materiale esclusivamente testuale Traccia per audio, immagini o presentazione Verificare accessibilità e qualità dei formati

Questa tabella rappresenta una possibilità di ragionamento, non una procedura automatica. La stessa barriera può richiedere soluzioni differenti in classi diverse.

Un esempio pratico

Un docente di storia deve affrontare le cause della Rivoluzione francese.

L’obiettivo non è memorizzare un elenco, ma riconoscere il rapporto tra fattori economici, sociali e politici.

L’intelligenza artificiale può aiutare a preparare:

  • una breve introduzione testuale;
  • una tabella con le tre categorie di cause;
  • una sequenza di domande che colleghi i nuovi concetti alle conoscenze precedenti;
  • una traccia per una rappresentazione grafica;
  • alcune possibili modalità di restituzione finale.

Gli studenti potrebbero mostrare la comprensione attraverso una spiegazione scritta, un’esposizione orale accompagnata da una mappa oppure una presentazione commentata.

Il docente deve però assicurarsi che tutte le modalità richiedano di evidenziare le relazioni tra le cause. Non sarebbe sufficiente consentire un prodotto visivamente diverso se alcuni studenti potessero limitarsi a copiare un elenco.

Il valore dell’UDL non risiede nella varietà esteriore dei prodotti, ma nella possibilità di raggiungere e dimostrare lo stesso obiettivo attraverso percorsi accessibili e cognitivamente significativi.

I rischi di una progettazione UDL affidata all’IA

Produrre troppe alternative

La rapidità della generazione può spingere a creare numerose versioni dello stesso materiale.

Troppe opzioni possono però aumentare:

  • il carico di lavoro del docente;
  • la dispersione degli studenti;
  • la quantità di istruzioni;
  • la difficoltà di orientarsi;
  • il rischio di utilizzare materiali non verificati.

L’UDL richiede opzioni significative, non un numero illimitato di file.

Confondere varietà e accessibilità

Un testo, un audio e un video non sono automaticamente accessibili.

Un video può essere privo di sottotitoli. Un audio può essere troppo veloce. Un’immagine può contenere testo illeggibile. Una mappa può risultare visivamente complessa. Un documento digitale può non essere compatibile con le tecnologie assistive.

La presenza di più formati, quindi, non garantisce da sola l’accessibilità.

Creare una personalizzazione apparente

L’IA può modificare il livello del lessico o la lunghezza di un testo, ma non conosce realmente lo studente.

Un materiale può essere definito “personalizzato” soltanto perché contiene un nome, un interesse dichiarato o un livello indicato nel prompt. Questo non equivale alla conoscenza educativa costruita attraverso l’osservazione, il dialogo e la verifica degli apprendimenti.

Inserire dati personali

Per ottenere proposte più dettagliate potrebbe sembrare utile descrivere un singolo studente o caricare documenti scolastici.

Non devono essere inseriti in piattaforme esterne non autorizzate o prive di adeguate garanzie:

  • nomi e altri dati identificativi;
  • diagnosi;
  • profili personali;
  • valutazioni individuali;
  • PEI o PDP non anonimizzati;
  • informazioni familiari;
  • dati sanitari;
  • documenti contenenti elementi riconducibili allo studente.

È preferibile formulare richieste generali, descrivendo la barriera didattica senza fornire informazioni che permettano di identificare la persona.

Le indicazioni dell’UNESCO sull’intelligenza artificiale generativa richiamano un approccio centrato sulla persona e una particolare attenzione alla protezione dei dati, all’equità, alla sicurezza e all’adeguatezza pedagogica.

Anche le Linee guida pubblicate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nel 2025 forniscono alle istituzioni scolastiche un quadro di riferimento per un’adozione consapevole, responsabile e sicura dei sistemi di intelligenza artificiale. Le Linee guida sono allegate al Decreto ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025.

Riprodurre bias e rappresentazioni escludenti

I contenuti generati possono riproporre stereotipi culturali, linguistici, sociali, di genere o legati alla disabilità.

Questo rischio è particolarmente rilevante in una progettazione che si propone di essere inclusiva.

Occorre controllare:

  • chi viene rappresentato;
  • quali ruoli vengono assegnati;
  • quali famiglie e contesti compaiono;
  • quali varietà linguistiche sono considerate;
  • quali corpi e condizioni vengono mostrati;
  • quali prospettive restano assenti.

Le UDL Guidelines 3.0 attribuiscono maggiore rilievo alle identità, alle diverse prospettive e alle barriere prodotte da bias e pratiche escludenti.

Il ruolo del docente nella progettazione con IA

L’intelligenza artificiale può accelerare alcune operazioni, ma non può assumere la regia didattica.

Il docente resta responsabile di:

  • stabilire gli obiettivi;
  • conoscere il percorso della classe;
  • individuare le possibili barriere;
  • scegliere le opzioni realmente utili;
  • verificare la correttezza dei contenuti;
  • controllare l’accessibilità;
  • proteggere i dati personali;
  • osservare come gli studenti utilizzano le diverse opzioni;
  • modificare la progettazione in base ai risultati.

La tecnologia può ampliare le possibilità espressive e cognitive, ma deve rimanere al servizio della didattica.

La funzione più utile dell’IA non è decidere al posto dell’insegnante, ma rendere più rapida l’esplorazione di alternative che il docente dovrà selezionare, correggere e contestualizzare.

Domande frequenti

Che cosa significa UDL?

UDL significa Universal Design for Learning, in italiano Progettazione universale per l’apprendimento. È un quadro di riferimento che aiuta a progettare ambienti e attività flessibili, capaci di riconoscere la variabilità degli studenti e ridurre le barriere.

Qual è la versione più recente delle Linee guida UDL?

La versione più recente è rappresentata dalle UDL Guidelines 3.0, pubblicate da CAST il 30 luglio 2024.

Quali sono i tre principi dell’UDL?

I tre principi riguardano molteplici modalità di coinvolgimento, di rappresentazione e di azione ed espressione. Non sono passaggi obbligatori e non richiedono di produrre sempre tre versioni di ogni attività.

L’intelligenza artificiale può creare un piano UDL?

Può generare una prima bozza, ma non può conoscere autonomamente gli studenti, il percorso svolto, le barriere reali e il contesto della classe. Il piano deve essere verificato e adattato dal docente.

Usare video, mappe e audio significa applicare l’UDL?

Non necessariamente. I formati devono essere scelti per ridurre barriere precise e sostenere un determinato obiettivo. La semplice presenza di più media non rende una lezione inclusiva.

L’UDL sostituisce PEI e PDP?

No. Una progettazione flessibile può ridurre molte barriere comuni, ma non sostituisce gli interventi individualizzati e personalizzati necessari per rispondere a bisogni specifici.

L’IA può semplificare un testo per uno studente con difficoltà?

Può produrre una prima riformulazione, ma il docente deve controllarne correttezza, completezza, lessico disciplinare e coerenza con il bisogno reale. Non è necessario inserire dati personali dello studente per ottenere la semplificazione.

Tutti gli studenti devono utilizzare l’intelligenza artificiale?

No. L’IA è una possibilità, non un requisito. Devono essere considerate l’età degli studenti, gli obiettivi, l’accessibilità, la disponibilità dei dispositivi, le indicazioni della scuola e la presenza di alternative equivalenti.

L’intelligenza artificiale rende più inclusiva la valutazione?

Può aiutare a ipotizzare modalità espressive differenti o a riformulare una consegna. La valutazione resta però una responsabilità del docente e le diverse modalità devono consentire di osservare realmente gli stessi obiettivi.

Conclusione

L’incontro tra intelligenza artificiale e Universal Design for Learning offre possibilità interessanti, ma richiede una distinzione chiara tra generazione automatica e progettazione educativa.

L’IA può aiutare a elaborare bozze, modificare la forma di un contenuto, proporre alternative e rendere più rapide alcune operazioni. Non può però stabilire da sola quali barriere siano presenti, quali opzioni siano significative o quale livello di sostegno sia adatto agli studenti.

Una lezione non diventa inclusiva perché contiene più tecnologie o un maggior numero di formati.

Diventa più accessibile quando il docente:

  • definisce obiettivi chiari;
  • anticipa le possibili barriere;
  • offre opzioni coerenti;
  • mantiene significativo il valore cognitivo del compito;
  • verifica i materiali;
  • osserva gli effetti delle proprie scelte;
  • conserva il controllo pedagogico.

L’intelligenza artificiale può ampliare le possibilità della progettazione UDL. La direzione, la selezione e la responsabilità restano umane.

Bibliografia essenziale

  • CAST, Universal Design for Learning Guidelines, Version 3.0, 2024.
  • CAST, About Universal Design for Learning.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, allegate al Decreto ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025.
  • UNESCO, Guidance for Generative AI in Education and Research, 2023.

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Nota editoriale
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