Disturbo del linguaggio a scuola: come incide su comprensione, scrittura e relazioni

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Un disturbo del linguaggio può influire su molte attività scolastiche, anche quando l’alunno parla, partecipa alle lezioni e pronuncia correttamente la maggior parte delle parole. La difficoltà, infatti, non riguarda necessariamente soltanto i suoni del linguaggio.

Può interessare la comprensione di parole e frasi, la capacità di esprimere un pensiero in modo ordinato oppure l’uso della comunicazione nelle situazioni sociali. Le difficoltà possono emergere durante una spiegazione, un’interrogazione, la produzione di un testo, la presa di appunti o una conversazione con i compagni.

Le manifestazioni cambiano da alunno ad alunno. Alcuni studenti comprendono più di quanto riescano a esprimere; altri parlano in modo apparentemente fluido, ma faticano a cogliere significati impliciti, relazioni logiche o richieste formulate con un linguaggio complesso. I disturbi del linguaggio possono coinvolgere, in misura diversa, l’ascolto, l’espressione orale, la lettura, la scrittura e la comunicazione sociale. (ASHA)

La difficoltà linguistica non riguarda soltanto la pronuncia

Pronunciare in modo impreciso alcuni suoni non equivale ad avere difficoltà nella comprensione o nell’organizzazione del linguaggio. I due aspetti possono presentarsi insieme, ma non coincidono.

In termini generali, a scuola possono emergere difficoltà nella comprensione, nell’espressione e nell’uso pragmatico del linguaggio. Queste aree possono essere coinvolte separatamente oppure combinarsi tra loro. (ASHA)

Difficoltà di comprensione

L’alunno può faticare a comprendere parole poco frequenti, frasi lunghe, spiegazioni dense o richieste che contengono più informazioni. Può cogliere il significato generale, ma perdere alcuni passaggi importanti.

La difficoltà può riguardare anche i collegamenti espressi da parole come “prima”, “dopo”, “mentre”, “sebbene”, “quindi” o “a condizione che”. Quando questi rapporti non vengono compresi bene, anche il contenuto disciplinare può apparire più difficile.

Difficoltà di espressione

In altri casi il problema emerge soprattutto quando l’alunno deve comunicare ciò che sa. Può conoscere la risposta, ma non trovare le parole, costruire frasi incomplete, utilizzare termini generici oppure perdere il filo del discorso.

Durante una narrazione o un’esposizione può avere difficoltà a ordinare gli eventi, distinguere le informazioni principali da quelle secondarie e rendere chiari i rapporti di causa ed effetto.

Difficoltà nell’uso pragmatico del linguaggio

La pragmatica riguarda il modo in cui il linguaggio viene utilizzato nelle relazioni e nei diversi contesti. Un alunno può costruire frasi formalmente corrette, ma non capire quando intervenire, come mantenere l’argomento o quali informazioni siano necessarie affinché l’interlocutore comprenda.

Può inoltre interpretare in modo letterale un’espressione, non cogliere un’ironia, un’allusione o una richiesta indiretta. In questi casi la difficoltà può diventare particolarmente evidente nelle conversazioni con i compagni e nelle situazioni meno strutturate. (ASHA)

Come può influire sulla comprensione delle spiegazioni

Una spiegazione orale richiede di ascoltare, riconoscere le parole, comprenderne il significato e collegare ogni nuova informazione a quelle precedenti. Quando l’elaborazione linguistica è faticosa, una parte del contenuto può andare perduta prima che l’alunno riesca a costruirne il significato complessivo.

Lo studente può comprendere frasi brevi e concrete, ma incontrare difficoltà quando l’insegnante utilizza:

  • periodi lunghi;
  • numerosi termini nuovi;
  • espressioni astratte;
  • passaggi impliciti;
  • riferimenti a informazioni fornite in precedenza;
  • più richieste all’interno della stessa comunicazione.

Dall’esterno può sembrare distratto, lento o poco interessato. Può iniziare un’attività dopo i compagni, osservare ciò che fanno gli altri oppure dare una risposta collegata soltanto a una parte della domanda.

Questi comportamenti non dimostrano automaticamente la presenza di una difficoltà linguistica, ma possono indicare che il carico verbale della situazione è superiore alle risorse di elaborazione disponibili in quel momento.

La comprensione delle spiegazioni non dipende soltanto dalla conoscenza della materia. Un alunno può possedere intuizioni corrette, riconoscere esempi concreti e svolgere alcune attività pratiche, ma non riuscire a seguire una spiegazione formulata con un linguaggio particolarmente complesso.

Per facilitare l’accesso alle attività è utile formulare consegne chiare e verificarne la comprensione, senza limitarsi a chiedere genericamente: “Hai capito?”. Le difficoltà nel seguire indicazioni verbali complesse sono tra le manifestazioni che possono comparire nei disturbi del linguaggio. (nidcd.nih.gov)

Interrogazioni e partecipazione orale

L’interrogazione riunisce diverse richieste linguistiche: comprendere la domanda, richiamare le conoscenze, scegliere le parole, costruire una risposta e controllare che il discorso sia comprensibile.

Un alunno con difficoltà linguistiche può conoscere l’argomento, ma produrre risposte brevi, esitanti o poco organizzate. Può impiegare molto tempo per iniziare, interrompersi frequentemente oppure utilizzare parole come “cosa”, “quello” e “fare” al posto di termini più precisi.

Quando non riesce a recuperare una parola, può cercare di descriverla, cambiare frase o abbandonare la risposta. In altri casi risponde soltanto alla parte finale della domanda perché non è riuscito a mantenere tutte le informazioni necessarie.

L’esposizione può quindi apparire meno completa delle conoscenze realmente possedute. La difficoltà nel trasformare ciò che si sa in una risposta verbalmente ordinata non significa necessariamente che il contenuto non sia stato appreso. La difficoltà nel trovare le parole, usare frasi complesse e organizzare un racconto è descritta tra le possibili manifestazioni dei disturbi del linguaggio in età scolare. (nidcd.nih.gov)

Produzione scritta e organizzazione del pensiero

Scrivere richiede di trasformare idee, conoscenze ed esperienze in una sequenza di parole e frasi comprensibili. Quando le competenze linguistiche sono fragili, la produzione scritta può risultare breve, poco coesa o difficile da seguire.

L’alunno può incontrare difficoltà nel:

  • scegliere parole specifiche;
  • costruire frasi complete;
  • utilizzare correttamente i collegamenti tra le idee;
  • rispettare l’ordine temporale o logico;
  • sviluppare un argomento;
  • rileggere il testo e individuare le informazioni mancanti.

Le idee e le conoscenze possono essere presenti, ma non trovare una forma linguistica sufficientemente chiara. Non è quindi corretto concludere che il pensiero sia assente o povero soltanto perché il testo è poco articolato.

Il linguaggio aiuta a mettere in sequenza gli eventi, confrontare informazioni, spiegare motivazioni e rendere esplicite le relazioni tra i concetti. Una difficoltà linguistica può rendere meno visibile questa organizzazione, soprattutto quando l’attività richiede di produrre rapidamente un testo senza il sostegno del contesto.

In alcuni casi lo studente riesce a mostrare meglio ciò che sa attraverso esempi, attività pratiche o compiti di riconoscimento, ma incontra maggiori ostacoli quando deve elaborare autonomamente una risposta scritta.

Il linguaggio orale e quello scritto sono strettamente collegati. Le difficoltà linguistiche possono coinvolgere la costruzione delle frasi, la coesione del testo, il lessico, l’ortografia e la comprensione della lettura. (ASHA)

Presa di appunti e studio autonomo

Prendere appunti non significa soltanto scrivere ciò che dice l’insegnante. Lo studente deve ascoltare, comprendere, selezionare le informazioni importanti, abbreviare le frasi e continuare contemporaneamente a seguire la spiegazione.

Per un alunno con difficoltà linguistiche questa sovrapposizione di compiti può essere particolarmente impegnativa. Gli appunti possono risultare frammentari, privi di collegamenti oppure costituiti da parole copiate senza che il significato sia stato pienamente elaborato.

La difficoltà può diventare evidente quando, a casa, lo studente non riesce a ricostruire il discorso partendo da ciò che ha scritto. Può ricordare singoli elementi, ma non comprendere come siano collegati.

Anche lo studio autonomo richiede numerose competenze linguistiche. Per studiare un testo occorre comprendere il lessico disciplinare, interpretare frasi complesse, riconoscere le informazioni principali e riformulare il contenuto con parole proprie.

Lo studente può leggere più volte lo stesso paragrafo senza riuscire a ricavarne una spiegazione coerente. Può memorizzare alcune frasi in modo letterale, ma bloccarsi quando la domanda viene formulata diversamente oppure quando deve esporre l’argomento senza seguire l’ordine del libro.

Accanto al sostegno linguistico, può essere utile aiutare l’alunno a sviluppare una maggiore autonomia nello studio, scegliendo strategie compatibili con le sue effettive capacità di comprensione e rielaborazione.

Il possibile impatto sulle relazioni con i compagni

Molte relazioni scolastiche si costruiscono attraverso conversazioni rapide, battute, racconti, giochi verbali e significati impliciti. In questi scambi non basta conoscere le parole: bisogna comprendere il contesto, rispettare i turni, riconoscere le intenzioni dell’altro e modificare il proprio messaggio quando non viene capito.

Un alunno con difficoltà linguistiche può perdere alcuni passaggi della conversazione, rispondere in modo apparentemente fuori tema o non cogliere una battuta. Può interrompere nel momento sbagliato, soffermarsi troppo su un argomento oppure non fornire all’interlocutore le informazioni necessarie.

I compagni potrebbero interpretare questi comportamenti come disinteresse, immaturità, scortesia o volontà di non collaborare. In realtà, lo studente potrebbe non avere compreso pienamente ciò che è accaduto oppure non riuscire a spiegare la propria posizione.

Le difficoltà possono essere più evidenti durante l’intervallo, nei lavori di gruppo e nei momenti informali, quando le regole della conversazione sono meno esplicite. Un alunno può partecipare adeguatamente alle attività strutturate e trovarsi invece in difficoltà negli scambi spontanei.

I bambini e i ragazzi con disturbi del linguaggio possono presentare un rischio maggiore di difficoltà nelle amicizie e nelle relazioni con i pari, anche se il profilo varia molto da persona a persona e molti costruiscono relazioni positive. Per questo è importante considerare il ruolo del gruppo dei pari nell’inclusione scolastica. (PubMed Central (PMC))

La relazione con gli insegnanti

Anche la comunicazione con gli adulti può essere influenzata. Lo studente potrebbe non riuscire a spiegare perché non ha terminato un’attività, che cosa non ha compreso o quale problema si è verificato.

Quando riceve una correzione, può cogliere soltanto una parte del messaggio e non comprendere che cosa dovrebbe modificare. Una domanda generica come “Perché hai fatto così?” può richiedere una capacità di ricostruzione e spiegazione che, in quel momento, non riesce a utilizzare.

Il docente potrebbe interpretare le risposte minime, i silenzi o i frequenti “non lo so” come mancanza di impegno. Lo studente, a sua volta, può percepire che ogni conversazione mette in evidenza le sue difficoltà e ridurre progressivamente la partecipazione.

Una relazione educativa fondata su fiducia e ascolto aiuta a distinguere più facilmente tra il rifiuto di comunicare e la difficoltà a trovare una forma linguistica adeguata.

Frustrazione, paura del giudizio e comportamenti di evitamento

Le difficoltà linguistiche possono avere conseguenze emotive, soprattutto quando lo studente sperimenta ripetutamente incomprensioni, correzioni o confronti con compagni più rapidi nell’esprimersi.

Sapere che una risposta potrebbe risultare confusa può provocare ansia già prima di parlare. L’alunno può temere di essere interrotto, corretto o deriso e cercare di proteggersi evitando le situazioni più impegnative.

I comportamenti di evitamento possono assumere forme diverse:

  • non alzare mai la mano;
  • rispondere “non so” prima di provare;
  • lasciare che parlino gli altri;
  • utilizzare risposte molto brevi;
  • cambiare argomento;
  • copiare ciò che fanno i compagni;
  • opporsi alle attività con una forte richiesta linguistica;
  • fare battute per spostare l’attenzione.

Questi comportamenti non indicano necessariamente scarsa motivazione. Possono rappresentare una risposta alla frustrazione o alla paura di mostrare una difficoltà davanti alla classe.

Con il tempo lo studente potrebbe convincersi di non essere capace, anche quando il problema riguarda soprattutto il modo in cui deve comprendere o comunicare le conoscenze. Le difficoltà linguistiche possono essere scambiate per timidezza, disobbedienza o problemi comportamentali, soprattutto quando il bambino evita le interazioni o non comprende le istruzioni. (nidcd.nih.gov)

Che cosa può osservare il docente senza formulare diagnosi

Il docente non deve stabilire la presenza di un disturbo né attribuire un’etichetta clinica. Può però osservare come l’alunno comprende e utilizza il linguaggio nelle normali attività scolastiche.

Tra le manifestazioni che possono richiamare l’attenzione rientrano:

  • la necessità frequente di ricevere nuovamente spiegazioni o domande;
  • una comprensione migliore delle frasi brevi rispetto a quelle lunghe;
  • risposte non completamente collegate alla richiesta;
  • difficoltà nel raccontare un evento rispettandone la sequenza;
  • uso frequente di parole generiche;
  • esitazioni nel recupero dei termini;
  • esposizioni poco organizzate nonostante lo studio;
  • testi molto più brevi rispetto alle conoscenze mostrate in altre attività;
  • difficoltà nel comprendere ironia, impliciti o richieste indirette;
  • riduzione della partecipazione nelle attività orali;
  • incomprensioni ricorrenti con compagni o adulti.

Nessuno di questi comportamenti, considerato isolatamente, permette di riconoscere un disturbo del linguaggio. Una difficoltà può dipendere anche da stanchezza, emozione, scarsa conoscenza dell’argomento, limitata familiarità con l’italiano o caratteristiche della situazione.

L’apprendimento di più lingue non provoca un disturbo del linguaggio. Nel caso di alunni plurilingui è però necessario distinguere le normali caratteristiche dell’acquisizione di una seconda lingua da difficoltà che si manifestano in modo persistente nelle diverse lingue utilizzate dal bambino. (nidcd.nih.gov)

L’osservazione diventa più significativa quando le manifestazioni sono persistenti, ricorrenti e presenti in attività differenti. È utile descrivere ciò che accade concretamente, evitando formulazioni come “non capisce”, “non si impegna” o “ha sicuramente un disturbo”.

Un’osservazione professionale riporta, per esempio, quale domanda è stata posta, come ha risposto lo studente, in quale contesto è emersa la difficoltà e se lo stesso comportamento compare in altre situazioni. Questo approccio rientra nell’osservazione didattica dei bisogni e delle potenzialità.

Quando condividere le osservazioni con la famiglia

È opportuno confrontarsi con la famiglia quando le difficoltà linguistiche:

  • si ripetono nel tempo;
  • compaiono in più discipline;
  • ostacolano la comprensione delle attività;
  • rendono difficile mostrare ciò che lo studente sa;
  • limitano la partecipazione;
  • provocano frustrazione o isolamento;
  • incidono sulle relazioni con compagni e adulti.

Il colloquio dovrebbe partire da episodi osservabili. È più utile spiegare che l’alunno fatica a ricostruire oralmente una sequenza o a comprendere domande lunghe, piuttosto che affermare che possiede un determinato disturbo.

La famiglia può fornire informazioni su ciò che avviene a casa, sulle modalità comunicative del bambino e su eventuali valutazioni già effettuate. Il confronto permette inoltre di comprendere se le difficoltà osservate a scuola compaiono anche in altri contesti.

Quando coinvolgere i professionisti

Il docente può segnalare alla famiglia che le difficoltà osservate meritano attenzione, ma non può formulare una diagnosi. L’eventuale valutazione spetta ai professionisti competenti.

Quando è già presente un percorso specialistico, le informazioni provenienti dalla scuola possono aiutare a descrivere il funzionamento dell’alunno nelle attività quotidiane. Il contributo del docente riguarda ciò che osserva durante spiegazioni, conversazioni, interrogazioni, produzioni scritte e relazioni con i pari.

La comunicazione tra scuola, famiglia e professionisti è particolarmente utile quando mantiene distinti i ruoli: la scuola descrive il comportamento nel contesto educativo, la famiglia condivide le informazioni necessarie e gli specialisti svolgono le valutazioni di propria competenza.

La valutazione e la diagnosi dei disturbi del linguaggio richiedono competenze specialistiche e devono considerare il profilo linguistico complessivo, il contesto culturale, le lingue utilizzate e l’eventuale presenza di altre condizioni. (ASHA)

Comprendere la difficoltà per leggere meglio il comportamento

Un disturbo del linguaggio può rendere più difficile capire una spiegazione, rispondere a una domanda, scrivere un testo, prendere appunti e partecipare alle conversazioni. Può inoltre nascondere conoscenze che lo studente possiede, ma non riesce a esprimere con chiarezza.

Osservare queste manifestazioni non significa trasformare il docente in un professionista sanitario. Significa evitare che una difficoltà linguistica venga interpretata automaticamente come disattenzione, scarso impegno, disorganizzazione o comportamento oppositivo.

Una descrizione concreta e condivisa delle difficoltà permette alla scuola e alla famiglia di comprendere meglio ciò che ostacola la partecipazione dell’alunno e di valutare, nei rispettivi ruoli, i passaggi successivi.

Domande frequenti

Un disturbo del linguaggio riguarda sempre la pronuncia?

No. La pronuncia è soltanto uno degli aspetti possibili. La difficoltà può riguardare anche la comprensione di parole e frasi, la capacità di organizzare un discorso o l’uso del linguaggio nelle relazioni sociali.

Un alunno può comprendere un argomento ma non riuscire a spiegarlo?

Sì. Alcuni studenti possiedono conoscenze adeguate, ma faticano a trovare le parole, costruire frasi complete e organizzare una risposta. L’esposizione orale può quindi mostrare soltanto una parte di ciò che hanno appreso.

Il disturbo del linguaggio può influire sulla scrittura?

Sì. La scrittura richiede lessico, costruzione delle frasi, organizzazione delle idee e collegamenti logici. Una difficoltà linguistica può produrre testi brevi, poco coesi o meno completi rispetto alle conoscenze dello studente.

Il docente può riconoscere un disturbo del linguaggio?

Il docente può osservare manifestazioni ricorrenti nel contesto scolastico, ma non può formulare una diagnosi. Il suo compito è descrivere comportamenti ed episodi concreti e condividerli con la famiglia quando incidono sull’apprendimento, sul benessere o sulla partecipazione.

Quando una difficoltà linguistica dovrebbe essere segnalata alla famiglia?

Quando è persistente, compare in attività o discipline diverse e influenza la comprensione, l’espressione, lo studio, il benessere o le relazioni. È importante riferire ciò che è stato osservato senza utilizzare etichette diagnostiche.

Bibliografia essenziale

  • Bishop, D. V. M., Snowling, M. J., Thompson, P. A., Greenhalgh, T. e CATALISE-2 Consortium, Phase 2 of CATALISE: a multinational and multidisciplinary Delphi consensus study of problems with language development: Terminology, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2017, 58(10), 1068-1080.
  • Norbury, C. F. et al., The impact of nonverbal ability on prevalence and clinical presentation of language disorder: evidence from a population study, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2016, 57(11), 1247-1257.
  • Conti-Ramsden, G. e Botting, N., Social difficulties and victimization in children with SLI at 11 years of age, Journal of Speech, Language, and Hearing Research, 2004, 47(1), 145-161.
  • National Institute on Deafness and Other Communication Disorders, Developmental Language Disorder.
  • American Speech-Language-Hearing Association, Spoken Language Disorders e Written Language Disorders, Practice Portal.

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