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Acquista su Amazon Scarica l’indice in PDFLa presenza di un alunno con sordocecità richiede alla scuola di concentrarsi soprattutto su due aspetti: rendere accessibili le comunicazioni e permettere allo studente di partecipare realmente alle attività della classe.
Non basta che l’alunno sia presente nell’aula o affiancato da un adulto. Occorre costruire un ambiente nel quale possa comprendere ciò che accade, riconoscere le persone, anticipare le attività, esprimere preferenze e prendere parte alle interazioni con i compagni.
Non esiste una modalità comunicativa valida per tutti. Le strategie devono partire dalle caratteristiche sensoriali, comunicative e relazionali del singolo alunno, valorizzando ciò che riesce a vedere, sentire e percepire attraverso il tatto, oltre alle competenze già acquisite.
Perché la sordocecità non è la semplice somma di sordità e cecità
La sordocecità è riconosciuta dalla legge italiana come una disabilità specifica unica. Non viene quindi considerata soltanto come la presenza contemporanea di una disabilità uditiva e di una disabilità visiva.
Nella disabilità uditiva, la vista può consentire l’accesso alla lingua dei segni, alla lettura labiale, ai testi e alle informazioni visive. Nella disabilità visiva, l’udito può permettere di seguire spiegazioni, conversazioni e segnali provenienti dall’ambiente.
Quando entrambi i canali sensoriali sono compromessi, anche parzialmente, questa possibilità di compensazione si riduce. Può diventare più difficile capire che cosa sta accadendo, individuare chi sta parlando, seguire gli spostamenti delle persone, cogliere i cambiamenti dell’attività e partecipare alle conversazioni collettive.
Le strategie per rendere accessibili lezioni e comunicazioni agli studenti sordi e quelle necessarie per organizzare la didattica per uno studente cieco o ipovedente non possono quindi essere semplicemente sommate. Devono essere ripensate considerando l’effetto congiunto delle due limitazioni sull’accesso alle informazioni, alle relazioni e all’ambiente.
Partire dai residui sensoriali e dalle modalità comunicative individuali
Sordocecità non significa necessariamente assenza totale di vista e udito. Molti alunni possono percepire alcuni suoni, riconoscere una voce vicina, distinguere contrasti visivi, individuare oggetti posti a breve distanza oppure utilizzare efficacemente una parte del campo visivo. Le risorse specialistiche sottolineano infatti che molti studenti con sordocecità dispongono di residui visivi, uditivi o di entrambi.
I sistemi di comunicazione e i formati utilizzati devono essere scelti considerando la presenza di questi residui e il modo in cui lo studente ha imparato a utilizzarli, così da preparare materiali didattici accessibili e coerenti con le sue possibilità visive e uditive.
Prima di individuare strumenti e strategie, è necessario conoscere:
- quali informazioni l’alunno riesce a ricevere attraverso la vista;
- quali suoni o voci riesce a percepire;
- quale funzione assume il tatto;
- come esprime richieste, rifiuto, interesse o disagio;
- quali gesti, segni, oggetti o simboli riconosce;
- quali modalità comunicative utilizza in famiglia;
- quanto tempo gli occorre per comprendere un messaggio e rispondere.
Un movimento della mano, un cambiamento della postura, una vocalizzazione o l’allontanamento da un oggetto possono assumere un significato comunicativo. L’osservazione deve quindi cercare di comprendere ciò che l’alunno sta esprimendo, senza considerare automaticamente ogni comportamento come casuale o privo di intenzione.
Il National Center on Deafblindness individua proprio nelle espressioni concrete e significative dello studente il punto di partenza per lo sviluppo della comunicazione.
L’obiettivo non è scegliere il sistema teoricamente più avanzato, ma individuare una modalità comprensibile, stabile e realmente utilizzabile nei diversi momenti della giornata scolastica.
La comunicazione tattile come accesso alle persone e alle attività
Quando vista e udito non consentono di ricevere informazioni sufficienti, il tatto può diventare un canale comunicativo centrale.
La comunicazione tattile non coincide con una singola tecnica. Può comprendere segnali corporei, gesti percepiti attraverso il contatto, esplorazione condivisa degli oggetti, simboli tattili, dattilologia e lingua dei segni tattile.
Un contatto concordato sulla mano o sul braccio può, per esempio, segnalare la presenza di una persona, l’inizio di un’interazione o un cambiamento imminente. Il significato non dipende soltanto dal gesto, ma dalla sua coerenza, dalla relazione con l’interlocutore e dalla possibilità per l’alunno di riconoscerlo nel tempo.
Il contatto non dovrebbe essere improvviso né utilizzato per spostare passivamente le mani dello studente. La comunicazione tattile richiede fiducia, prevedibilità e attenzione alle sue risposte. È importante lasciargli il tempo di esplorare, accettare, rifiutare o iniziare a sua volta l’interazione.
Le indicazioni educative rivolte agli studenti con sordocecità sottolineano il valore del tatto come strumento di accesso alle persone, alle informazioni, alla comunicazione e all’apprendimento. Raccomandano inoltre di rispettare i confini personali e di calibrare il sostegno tattile sulle caratteristiche individuali.
Gli oggetti di riferimento
Gli oggetti di riferimento sono oggetti reali, parti di oggetti o elementi tridimensionali utilizzati per rappresentare una persona, un luogo o un’attività.
Un oggetto non diventa automaticamente un simbolo. Deve essere collegato a un’esperienza riconoscibile per l’alunno e utilizzato con continuità. La scelta deve quindi avere un significato dal punto di vista dello studente, non soltanto da quello dell’adulto.
Un determinato materiale può anticipare un’attività di pittura, un utensile può richiamare il momento del pranzo e un oggetto personale può permettere di riconoscere una persona. Presentato prima dell’esperienza, l’oggetto aiuta ad anticiparla; riproposto alla fine, può contribuire a segnalarne la conclusione.
La Fondazione Lega del Filo d’Oro descrive la comunicazione segnaletico-oggettuale come l’impiego di oggetti reali, riproduzioni tridimensionali o miniature per anticipare eventi, situazioni quotidiane e richieste rivolte all’ambiente. Anche la Perkins School for the Blind indica gli oggetti di riferimento come strumenti concreti attraverso i quali rappresentare attività ed esperienze.
Gli oggetti di riferimento non dovrebbero essere scelti isolatamente dal docente. La famiglia e le figure specialistiche possono aiutare a individuare associazioni già conosciute e a evitare simboli che, pur sembrando intuitivi agli adulti, non hanno alcun significato per lo studente.
Dattilologia e LIS tattile
La dattilologia permette di rappresentare le lettere dell’alfabeto attraverso specifiche configurazioni e movimenti delle dita. Può essere utilizzata da alcune persone con sordocecità quando sono presenti le competenze linguistiche, cognitive e motorie necessarie a riconoscere e combinare le lettere.
La LIS tattile permette invece alla persona di percepire i segni mantenendo il contatto con le mani dell’interlocutore. Non consiste in una semplice sequenza di gesti eseguiti sulla mano, ma è una modalità linguistica che richiede competenze specifiche e deve essere coerente con la storia comunicativa della persona.
Esistono anche altri sistemi tattili, come il metodo Tadoma, attraverso il quale la persona percepisce con le mani i movimenti delle labbra, della mascella e le vibrazioni prodotte durante il linguaggio parlato. La Lega del Filo d’Oro include dattilologia, LIS tattile, Tadoma e metodo Malossi tra i sistemi che possono essere utilizzati dalle persone con sordocecità.
Non si tratta però di tecniche che un docente possa introdurre autonomamente dopo una spiegazione sommaria. La scelta e l’apprendimento di un sistema comunicativo richiedono una valutazione individuale, una formazione adeguata e il confronto con professionisti esperti.
Non tutti gli alunni con sordocecità utilizzano quindi la LIS tattile, la dattilologia o altri codici strutturati. Alcuni possono comunicare principalmente attraverso oggetti, gesti personali, vocalizzazioni, residui visivi, parole, simboli tattili, sistemi di Comunicazione Aumentativa Alternativa o una combinazione di modalità differenti.
Routine riconoscibili e anticipazione delle attività
La giornata scolastica comprende numerosi cambiamenti: persone che entrano ed escono, spostamenti tra gli ambienti, passaggi da una disciplina all’altra, materiali distribuiti rapidamente e consegne pronunciate mentre la classe è già in movimento.
Per un alunno con sordocecità, molti di questi cambiamenti possono avvenire senza segnali accessibili. Lo studente può essere coinvolto in un’attività senza aver compreso che cosa sia terminato, che cosa stia iniziando o chi sia presente.
Le routine riconoscibili aiutano a dare ordine all’esperienza. Questo non significa rendere ogni giornata rigida e immutabile, ma presentare gli eventi attraverso segnali coerenti e comprensibili.
L’inizio di un’attività può essere anticipato con un oggetto di riferimento, un segno tattile, una parola riconoscibile, un suono percepibile o una combinazione di questi elementi. Anche la conclusione deve essere comunicata chiaramente, evitando di sottrarre improvvisamente il materiale o di accompagnare l’alunno in un altro ambiente senza preparazione.
Oggetti e simboli possono essere organizzati in un calendario accessibile, attraverso il quale lo studente esplora la successione delle attività. Le risorse educative sulla sordocecità indicano le routine come una base per l’apprendimento e raccomandano calendari individualizzati costruiti con simboli concreti e significativi.
L’anticipazione sostiene anche la comunicazione espressiva. Quando riconosce il simbolo associato a un’attività, l’alunno può accettarlo, rifiutarlo, richiederlo oppure mostrare una preferenza. La routine diventa così uno spazio di scelta e non soltanto una sequenza organizzata dagli adulti.
La mediazione dell’adulto deve aprire l’accesso alla classe
L’alunno con sordocecità può avere bisogno di una mediazione costante per comprendere ciò che accade intorno a lui. Questa funzione può essere svolta, in base all’organizzazione scolastica e alle competenze disponibili, dai docenti, dall’insegnante di sostegno, dall’assistente all’autonomia e alla comunicazione o da altre figure coinvolte nel percorso.
L’adulto può segnalare chi si è avvicinato, rendere accessibile una consegna, presentare un materiale, comunicare un cambiamento, sostenere l’esplorazione e aiutare lo studente a seguire i turni di una conversazione.
La mediazione non dovrebbe però trasformarsi in una relazione chiusa tra l’alunno e l’operatore. Se ogni comunicazione passa esclusivamente attraverso l’adulto, lo studente rischia di essere fisicamente presente nella classe ma escluso dalle sue relazioni.
Il mediatore deve quindi creare ponti:
- rendere riconoscibile il compagno che sta interagendo;
- aiutare i pari a utilizzare le modalità comunicative concordate;
- favorire lo scambio diretto senza rispondere sempre al posto dell’alunno;
- comunicare ciò che accade nel gruppo, non soltanto la consegna individuale;
- sostenere l’iniziativa dello studente;
- ridurre gradualmente l’intervento quando la comunicazione può proseguire senza aiuto.
Le risorse formative del National Center on Deafblindness descrivono il mediatore competente come un ponte, non come una barriera, e richiamano i principi del “fare con, non fare al posto di”, del rispetto dei tempi di elaborazione e dell’attesa della risposta.
La presenza di una figura preparata può modificare profondamente l’accesso dello studente alla comunicazione, all’apprendimento e alla socializzazione. Deve però essere inserita in un lavoro condiviso con l’intero gruppo educativo e non considerata una soluzione separata dalla progettazione della classe.
Favorire la partecipazione alle attività del gruppo classe
Partecipare non significa soltanto essere presenti durante la stessa attività dei compagni. L’alunno deve poter comprendere almeno gli elementi essenziali di ciò che si sta facendo, avere un ruolo riconoscibile ed esercitare una forma di scelta o iniziativa.
Nelle attività collettive è utile rendere accessibili i turni. Prima che un compagno intervenga, può essere necessario permettere all’alunno di identificarlo attraverso un segno personale, un oggetto o un contatto concordato. Quando più persone parlano rapidamente, infatti, la conversazione può diventare impossibile da seguire.
Anche i tempi devono essere compatibili con l’esplorazione tattile e con l’elaborazione delle informazioni. Una risposta che non arriva immediatamente non indica necessariamente disinteresse o mancata comprensione. L’alunno può avere bisogno di più tempo per percepire il messaggio, attribuirgli un significato e organizzare la risposta.
Le attività in coppia o in piccolo gruppo possono facilitare l’interazione, purché il compagno non assuma automaticamente il ruolo di aiutante. Deve esserci uno scopo condiviso e ciascuno deve poter contribuire in una forma accessibile.
I compagni possono imparare alcune modalità semplici già utilizzate dall’alunno: come presentarsi, come richiamarne l’attenzione, quale segnale utilizzare per proporre un oggetto, quanto attendere e come riconoscere un rifiuto.
Non devono improvvisare sistemi nuovi, ma condividere quelli concordati con il gruppo educativo. La comunicazione diretta con i pari riduce la dipendenza dall’adulto e permette allo studente di essere riconosciuto come membro della classe, non soltanto come destinatario di assistenza.
Scuola, famiglia e specialisti devono condividere lo stesso sistema
Nella sordocecità, modalità comunicative incoerenti possono rendere più difficile la comprensione. Se lo stesso oggetto rappresenta attività diverse, se un segnale tattile cambia da una persona all’altra o se la scuola ignora le modalità utilizzate a casa, l’alunno deve continuamente ricostruire il significato dei messaggi.
La famiglia conosce le reazioni, le preferenze e le forme comunicative sviluppate nella vita quotidiana. Può indicare quali segnali sono già riconosciuti, come lo studente manifesta una scelta e quali modalità provocano disagio o rifiuto.
Le figure specialistiche possono contribuire alla valutazione dei residui sensoriali, alla scelta dei sistemi comunicativi, alla definizione degli ausili e alla formazione delle persone che interagiscono con l’alunno.
La scuola porta invece l’osservazione nei contesti didattici e relazionali, verificando se il sistema funziona durante una spiegazione, una transizione, un’attività con i compagni o un momento meno strutturato.
La collaborazione dovrebbe produrre un repertorio condiviso, sufficientemente chiaro per tutti gli adulti coinvolti. Le modalità comunicative e le condizioni necessarie alla partecipazione possono essere descritte nel PEI, collegandole alle attività, agli obiettivi e ai contesti reali della vita scolastica.
Il confronto deve proseguire durante l’intero anno. Una modalità efficace in un determinato momento può essere ampliata, modificata o sostituita in base alle risposte dello studente e all’evoluzione delle sue competenze. Coerenza tra i diversi interlocutori, collaborazione con la famiglia e lavoro di gruppo sono indicati dalle risorse specialistiche come condizioni fondamentali per sostenere la comunicazione e l’accesso al curricolo.
Una partecipazione costruita attraverso relazioni accessibili
Comunicare con un alunno con sordocecità non significa applicare una tecnica standard, ma costruire un sistema comprensibile a partire dalle sue possibilità sensoriali e dalla sua esperienza.
Residui visivi e uditivi, tatto, oggetti di riferimento, gesti, simboli, dattilologia e LIS tattile possono assumere funzioni differenti. La loro efficacia dipende dalla coerenza con cui vengono utilizzati e dalla possibilità per lo studente di diventare parte attiva dello scambio.
Routine riconoscibili, anticipazione, tempi adeguati e mediazione competente permettono all’alunno di comprendere meglio ciò che accade. Il coinvolgimento dei compagni trasforma questa accessibilità in una partecipazione autentica alla vita della classe.
FAQ sulla sordocecità a scuola
Tutti gli alunni con sordocecità comunicano attraverso la LIS tattile?
No. Le modalità comunicative dipendono dai residui sensoriali, dalle competenze linguistiche, dalle possibilità motorie e dalle esperienze precedenti. Alcuni alunni utilizzano la LIS tattile, mentre altri comunicano attraverso oggetti, gesti, simboli tattili, parole, vocalizzazioni o sistemi combinati.
Che cosa sono gli oggetti di riferimento?
Sono oggetti reali, parti di oggetti o elementi tridimensionali associati in modo stabile a una persona, un luogo o un’attività. Servono ad anticipare ciò che accadrà, sostenere la comprensione e offrire all’alunno una possibilità di scelta o di richiesta.
Le routine rendono l’alunno troppo dipendente dalle abitudini?
No. Le routine non devono eliminare ogni cambiamento, ma rendere comprensibile la struttura della giornata. Anche una variazione può essere affrontata, purché venga anticipata attraverso modalità accessibili e lasciando all’alunno il tempo necessario per comprenderla.
L’adulto deve restare sempre accanto all’alunno?
La presenza dell’adulto deve essere calibrata sulle necessità comunicative e sull’attività. La mediazione è utile quando permette l’accesso alle informazioni e alle relazioni, ma non dovrebbe impedire lo scambio diretto con i compagni o sostituire l’iniziativa dello studente.
I compagni possono imparare a comunicare direttamente con l’alunno?
Sì. Possono apprendere alcuni segnali, gesti, oggetti o modalità già utilizzati dallo studente. È importante che queste forme di comunicazione siano concordate con la famiglia e con le figure specialistiche e che i compagni rispettino i tempi, le preferenze e le risposte dell’alunno.
Bibliografia essenziale
- Legge 24 giugno 2010, n. 107, Misure per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
- Fondazione Lega del Filo d’Oro, Sviluppo della comunicazione e linguaggio.
- National Center on Deafblindness, Open Hands, Open Access: Deaf-Blind Intervener Learning Modules.
- Perkins School for the Blind, Total Communication.
- Perkins School for the Blind, Individualized Adapted Calendars.
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