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Il Docente Inclusivo
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Competenze Psicopedagogiche
Contenuti pubblicati su Sapere Quotidiano, selezionati e riorganizzati per un ripasso chiaro e sistematico.
Acquista su Amazon Scarica l’indice in PDFNella scuola inclusiva, la presenza contemporanea del docente curricolare e dell’insegnante di sostegno può diventare una grande risorsa. Può permettere di osservare meglio la classe, differenziare le attività, sostenere gli studenti in difficoltà, valorizzare le competenze di ciascun docente e costruire un ambiente più partecipativo.
Ma questo accade solo a una condizione: la compresenza deve essere pensata, progettata e vissuta come una collaborazione reale.
Essere in due nella stessa aula, infatti, non significa automaticamente lavorare insieme. A volte un docente conduce la lezione e l’altro resta ai margini. A volte l’insegnante di sostegno viene associato solo all’alunno con disabilità. Altre volte i ruoli non sono chiari e la compresenza si trasforma in una sovrapposizione confusa, dove nessuno sa bene chi deve fare cosa.
La compresenza inclusiva nasce invece quando docente curricolare e insegnante di sostegno condividono obiettivi, strategie, responsabilità e sguardo educativo. Non è una semplice soluzione organizzativa, ma un modo diverso di intendere la classe: non come somma di studenti separati, ma come comunità costruita dentro una prospettiva di integrazione e inclusione scolastica, in cui ogni alunno può partecipare secondo le proprie possibilità.
Che cos’è la compresenza inclusiva
La compresenza inclusiva è una modalità di lavoro in cui due docenti operano nello stesso contesto classe con una responsabilità educativa condivisa. Di solito riguarda il docente curricolare e l’insegnante di sostegno, ma può coinvolgere anche altri professionisti della scuola, educatori, assistenti alla comunicazione o figure di supporto.
Il punto centrale non è solo la presenza fisica di più adulti in aula. Il punto è la qualità della collaborazione.
Una compresenza è realmente inclusiva quando sono presenti alcuni elementi fondamentali.
| Aspetto | Cosa significa |
| Obiettivi condivisi | I docenti sanno verso quale traguardo stanno lavorando |
| Ruoli chiari | Ciascuno conosce il proprio compito durante l’attività |
| Responsabilità comune | Tutti gli studenti sono responsabilità dell’intero team docente |
| Comunicazione costante | Le informazioni circolano in modo chiaro e trasparente |
| Flessibilità | I ruoli possono cambiare in base ai bisogni della classe |
| Riflessione condivisa | Dopo l’attività, i docenti si confrontano su cosa ha funzionato |
La compresenza non deve essere intesa come un “aiuto” al docente curricolare, né come una presenza riservata esclusivamente all’alunno con certificazione. In una prospettiva inclusiva, l’insegnante di sostegno è docente della classe, non solo del singolo studente. Questo principio richiama anche il senso della normativa sull’inclusione scolastica, che assegna alla scuola una responsabilità educativa ampia e condivisa. Allo stesso modo, il docente curricolare mantiene una responsabilità educativa anche verso gli studenti con bisogni specifici.
Perché la compresenza è importante per l’inclusione
La compresenza diventa importante perché permette di superare una visione individualistica dell’insegnamento. In molte situazioni scolastiche, il docente è abituato a lavorare da solo: prepara la lezione, conduce l’attività, valuta gli apprendimenti e gestisce le difficoltà. Tuttavia, le classi contemporanee sono sempre più eterogenee. Differenze nei ritmi, nei livelli di partenza, negli stili cognitivi, nelle competenze linguistiche, nelle condizioni emotive e nei bisogni educativi rendono difficile pensare a un’unica modalità valida per tutti.
Quando due docenti collaborano davvero, la classe può essere osservata da più punti di vista. Mentre uno spiega, l’altro può cogliere segnali che altrimenti sfuggirebbero: chi si distrae, chi non comprende la consegna, chi non chiede aiuto, chi resta isolato, chi avrebbe bisogno di un passaggio intermedio. Questa doppia presenza consente di intervenire prima e meglio.
La compresenza aiuta anche a distribuire la responsabilità. L’inclusione non può dipendere solo dal docente di sostegno. Se un alunno con disabilità o con bisogni specifici viene seguito sempre e soltanto da una figura separata, il rischio è che la classe continui a percepirlo come “altro” rispetto al gruppo. Quando invece entrambi i docenti si rivolgono all’intera classe, la differenza viene integrata nel funzionamento comune.
In questo senso, la compresenza non serve soltanto a “gestire” una difficoltà. Serve a costruire un ambiente in cui la diversità sia considerata una condizione normale dell’apprendimento.
Docente curricolare e insegnante di sostegno: ruoli diversi, responsabilità comune
Uno degli errori più frequenti è pensare che il docente curricolare si occupi del programma e l’insegnante di sostegno si occupi dell’alunno con disabilità. Questa divisione è comoda, ma rischia di impoverire il lavoro di entrambi.
Il docente curricolare possiede una competenza disciplinare specifica, conosce gli obiettivi della materia, organizza i contenuti e orienta il percorso didattico. L’insegnante di sostegno porta invece uno sguardo più attento alla mediazione, all’accessibilità, alla partecipazione e alle barriere che possono impedire allo studente di entrare nel lavoro della classe. Queste competenze non dovrebbero restare separate, ma dialogare.
La compresenza funziona quando i due ruoli non si annullano, ma si integrano.
| Figura | Contributo principale | Rischio da evitare |
| Docente curricolare | Competenza disciplinare, obiettivi, contenuti, conduzione del percorso | Delegare l’inclusione solo al sostegno |
| Insegnante di sostegno | Mediazione, accessibilità, osservazione dei bisogni, facilitazione della partecipazione | Essere ridotto ad assistente del singolo alunno |
| Team docente | Visione comune della classe e corresponsabilità educativa | Lavorare in modo parallelo senza reale coordinamento |
La corresponsabilità non significa che tutti facciano la stessa cosa. Significa che tutti partecipano alla costruzione del percorso educativo. Un docente può guidare la spiegazione, l’altro può osservare o facilitare. In un’altra fase i ruoli possono invertirsi. In un’altra ancora entrambi possono condurre piccoli gruppi. L’importante è che le scelte siano intenzionali, non casuali.
Dalla semplice presenza alla collaborazione reale
La differenza tra compresenza formale e compresenza inclusiva è molto concreta.
Nella compresenza formale, due docenti sono fisicamente presenti, ma lavorano come se fossero separati. Uno parla alla classe, l’altro segue un alunno. Uno decide, l’altro si adatta. Uno gestisce il contenuto, l’altro contiene le difficoltà. Questa modalità può essere utile in alcune situazioni, ma se diventa stabile rischia di confermare una divisione rigida tra “classe” e “alunno fragile”.
Nella compresenza inclusiva, invece, i docenti lavorano con una regia comune. Prima dell’attività si confrontano sugli obiettivi. Durante la lezione si distribuiscono i compiti. Dopo l’attività rileggono insieme ciò che è accaduto. Anche piccoli momenti di confronto possono fare la differenza: non sempre servono lunghe riunioni, ma serve una direzione condivisa.
| Compresenza formale | Compresenza inclusiva |
| Due docenti sono presenti nella stessa aula | Due docenti condividono obiettivi e responsabilità |
| Il sostegno segue soprattutto il singolo alunno | Il sostegno lavora per rendere più accessibile la partecipazione di tutti |
| I ruoli restano impliciti | I ruoli vengono chiariti prima dell’attività |
| Il docente curricolare conduce da solo | La conduzione può essere condivisa o alternata |
| La collaborazione è occasionale | La collaborazione è progettata e verificata |
| Il rischio di delega è alto | La responsabilità resta comune |
Questa distinzione è importante anche per gli studenti. La classe percepisce subito se i docenti lavorano davvero insieme o se uno dei due è marginale. Quando gli adulti collaborano in modo chiaro, trasmettono un modello educativo forte: il sapere si costruisce attraverso cooperazione, rispetto dei ruoli e fiducia reciproca.
La coprogettazione: il cuore della compresenza inclusiva
La compresenza non nasce nel momento in cui i docenti entrano in aula. Nasce prima, nella fase di progettazione.
La coprogettazione consiste nel pensare insieme obiettivi, attività, materiali, tempi, modalità di partecipazione e criteri di osservazione. Non significa semplicemente dividersi i compiti. Significa costruire una visione comune della classe.
Per esempio, prima di una lezione, i docenti possono chiedersi:
quale obiettivo vogliamo raggiungere?
quali studenti potrebbero incontrare ostacoli?
la consegna è chiara per tutti?
servono supporti visivi, esempi o passaggi intermedi?
chi guida la prima parte?
chi osserva la partecipazione?
come raccogliamo informazioni utili per la lezione successiva?
Queste domande sembrano semplici, ma aiutano a evitare due rischi molto frequenti: l’improvvisazione e la delega. Senza coprogettazione, la compresenza può diventare una presenza passiva o una divisione automatica dei compiti. Con la coprogettazione, invece, ogni scelta diventa più consapevole.
La coprogettazione non richiede necessariamente strumenti complessi. Può partire anche da un confronto breve, purché intenzionale. Ciò che conta è che i docenti non entrino in aula come figure parallele, ma come adulti che hanno condiviso almeno l’obiettivo, i ruoli principali e le possibili difficoltà da osservare.
Modalità leggere di lavoro in compresenza
La compresenza può assumere forme diverse. Non esiste un unico modello valido per tutte le classi. La scelta dipende dagli obiettivi, dall’età degli studenti, dalla complessità del gruppo, dai tempi disponibili, dal livello di sintonia tra i docenti e da una selezione consapevole di metodologie, strategie e strumenti didattici.
Ecco alcune modalità semplici di lavoro in compresenza.
| Modalità | Come funziona | Quando può essere utile |
| Un docente guida, l’altro osserva | Uno conduce la lezione, l’altro osserva dinamiche, partecipazione e ostacoli | Per capire meglio il funzionamento della classe |
| Conduzione alternata | I docenti si alternano in momenti diversi della lezione | Per variare linguaggi e punti di vista |
| Piccoli gruppi | La classe viene divisa in gruppi seguiti dai due docenti | Per attività di recupero, consolidamento o approfondimento |
| Supporto diffuso | Entrambi si muovono nella classe sostenendo chi ha bisogno | Per attività pratiche o esercitazioni |
| Conduzione condivisa | I docenti interagiscono insieme nella spiegazione o nell’attività | Quando la collaborazione è già matura |
Queste modalità non vanno applicate in modo rigido. Una classe può avere bisogno di un’organizzazione più guidata in una fase e di maggiore autonomia in un’altra. Anche la coppia docente può evolvere nel tempo: all’inizio può essere più semplice alternarsi o dividersi alcuni compiti, mentre successivamente può diventare possibile una conduzione più integrata.
L’obiettivo non è dimostrare che i docenti sanno fare tutto insieme. L’obiettivo è scegliere la forma più utile per rendere l’apprendimento più accessibile e partecipato.
Gli errori più comuni nella compresenza
La compresenza inclusiva può fallire non per mancanza di buona volontà, ma per alcuni errori ricorrenti.
Il primo è lasciare i ruoli impliciti. Quando non si chiarisce chi fa cosa, possono nascere disagio, sovrapposizione o passività. Un docente può sentirsi invaso, l’altro può sentirsi escluso. La classe può percepire incertezza.
Il secondo errore è delegare l’alunno con disabilità solo al sostegno. Questa pratica rischia di isolare lo studente e di indebolire il principio di inclusione. Il sostegno non dovrebbe creare una relazione separata dalla classe, ma facilitare la partecipazione dello studente al contesto comune.
Il terzo errore è confondere collaborazione e accordo totale. Collaborare non significa pensarla sempre allo stesso modo. Le differenze tra docenti possono diventare una risorsa, se vengono discusse con rispetto. Il problema non è avere punti di vista diversi, ma non avere spazi per confrontarli.
Il quarto errore è improvvisare sempre. È vero che la scuola richiede flessibilità, ma la flessibilità funziona meglio quando c’è una progettazione di base. Senza un minimo di accordo iniziale, la compresenza rischia di dipendere solo dall’intuito del momento.
Il quinto errore è non rileggere mai l’esperienza. Dopo una lezione in compresenza sarebbe utile chiedersi cosa ha funzionato, cosa ha creato difficoltà e cosa va modificato. Anche pochi minuti di confronto possono migliorare molto la qualità del lavoro successivo.
Compresenza e clima di classe
La compresenza non ha effetti solo sull’organizzazione della lezione. Influenza anche il clima di classe.
Quando gli studenti vedono due docenti che collaborano, si ascoltano, si passano la parola, gestiscono eventuali differenze con rispetto e mantengono una direzione comune, ricevono un modello concreto di cooperazione. Questo è particolarmente importante nelle classi in cui sono presenti tensioni, isolamento, competizione o difficoltà relazionali.
La collaborazione tra adulti comunica alla classe che il lavoro comune è possibile. Mostra che ruoli diversi possono convivere senza una gerarchia rigida. Fa vedere che la differenza non è un ostacolo, ma una risorsa.
Al contrario, quando la compresenza è disorganizzata, la classe lo percepisce. Se un docente appare marginale, gli studenti tenderanno a considerarlo meno autorevole. Se i docenti si contraddicono davanti alla classe, possono aumentare confusione e disorientamento. Se il sostegno viene sempre associato a un solo alunno, quell’alunno rischia di essere ulteriormente etichettato.
Per questo, la compresenza è anche una forma di educazione implicita. Non insegna soltanto contenuti, ma un modo di stare nella relazione, dentro una più ampia relazione educativa a scuola.
Compresenza, osservazione e inclusione
Uno dei vantaggi più importanti della compresenza è la possibilità di rafforzare l’osservazione didattica.
In una classe numerosa, mentre il docente spiega, può essere difficile cogliere tutto: lo studente che finge di seguire ma non ha capito, quello che si agita perché non sa da dove partire, quello che avrebbe bisogno di una consegna più breve, quello che non partecipa mai ma ascolta con attenzione, quello che disturba perché ha perso il filo.
La presenza di due docenti permette di raccogliere informazioni più ricche. Non si tratta di controllare di più, ma di comprendere meglio. L’osservazione condivisa può aiutare a distinguere tra difficoltà diverse: mancanza di attenzione, consegna poco chiara, sovraccarico, ansia, bisogno di mediazione, difficoltà relazionale, scarsa autonomia.
Queste informazioni sono preziose perché permettono di progettare interventi più mirati. La didattica inclusiva non nasce da etichette generiche, ma da uno sguardo attento sul funzionamento reale della classe.
La compresenza non è solo per l’alunno con disabilità
Un punto decisivo è questo: la compresenza inclusiva non serve solo all’alunno con disabilità.
Certamente nasce spesso dalla presenza del docente di sostegno, ma il suo valore si estende all’intero gruppo classe. Può aiutare lo studente con DSA che ha bisogno di una consegna più chiara, l’alunno neoarrivato che fatica con la lingua, chi ha difficoltà emotive, chi tende a isolarsi, chi procede più velocemente e avrebbe bisogno di un compito di approfondimento.
In questa prospettiva, l’inclusione non viene intesa come intervento speciale per qualcuno, ma come costruzione di un ambiente più flessibile per tutti.
La classe diventa così uno spazio in cui le differenze non vengono negate, ma organizzate. L’obiettivo non è fare una didattica completamente diversa per ogni studente, né trasformare ogni supporto in tutoring scolastico, ma creare condizioni più accessibili, in cui ciascuno possa partecipare al percorso comune.
Come migliorare la compresenza nella pratica quotidiana
Per migliorare la compresenza non sempre servono grandi cambiamenti. A volte bastano alcune attenzioni costanti.
Prima della lezione, può essere utile chiarire almeno tre elementi: obiettivo, ruoli e possibili ostacoli. Durante la lezione, è importante mantenere una comunicazione discreta ma continua. Dopo la lezione, anche un breve confronto può aiutare a capire cosa modificare.
Un approccio leggero può essere questo:
| Momento | Domanda guida |
| Prima | Qual è l’obiettivo comune della lezione? |
| Durante | Chi osserva, chi guida, chi facilita? |
| Dopo | Cosa abbiamo notato che può aiutarci nella prossima attività? |
Queste domande non sostituiscono una progettazione completa, ma aiutano a rendere la compresenza più intenzionale. La qualità del lavoro collaborativo cresce quando i docenti smettono di affidarsi solo all’abitudine e iniziano a dare un nome alle scelte che compiono.
FAQ sulla compresenza inclusiva
Che cosa significa compresenza inclusiva?
La compresenza inclusiva è la presenza contemporanea di più docenti in classe, organizzata però con obiettivi condivisi, ruoli chiari e corresponsabilità educativa. Non è solo stare nella stessa aula, ma lavorare insieme per favorire la partecipazione di tutti gli studenti.
L’insegnante di sostegno deve seguire solo l’alunno con disabilità?
No. L’insegnante di sostegno è docente della classe. Pur avendo una funzione specifica rispetto all’alunno con disabilità, il suo lavoro dovrebbe contribuire alla costruzione di un contesto inclusivo per tutto il gruppo.
Qual è il ruolo del docente curricolare nella compresenza?
Il docente curricolare mantiene la responsabilità disciplinare e didattica, ma condivide con il docente di sostegno la responsabilità educativa dell’intera classe. Non dovrebbe delegare l’inclusione al collega di sostegno.
Che differenza c’è tra compresenza e co-teaching?
La compresenza indica la presenza contemporanea di due docenti. Il co-teaching, o coinsegnamento, è una forma più strutturata di collaborazione, in cui i docenti progettano, conducono e valutano insieme alcune attività.
La compresenza funziona sempre?
No. Funziona quando è progettata, quando i ruoli sono chiari e quando c’è disponibilità al confronto. Se resta improvvisata o se uno dei due docenti viene marginalizzato, rischia di diventare poco efficace.
Come evitare che la compresenza diventi confusa?
È utile chiarire prima dell’attività chi guida, chi osserva, chi facilita, come si interviene e quali informazioni raccogliere. Anche brevi momenti di confronto prima e dopo la lezione possono migliorare molto la collaborazione.
Conclusione
La compresenza inclusiva è una delle possibilità più interessanti della scuola contemporanea, ma non funziona in modo automatico. Non basta avere due docenti in aula per costruire inclusione. Servono intenzionalità, comunicazione, ruoli chiari e una reale corresponsabilità educativa.
Quando docente curricolare e insegnante di sostegno lavorano insieme, la classe può diventare un ambiente più ricco, più flessibile e più attento ai bisogni di tutti. Gli studenti non ricevono soltanto più supporto, ma vedono concretamente un modello di collaborazione adulta. Imparano che le differenze possono essere integrate, che i ruoli possono dialogare e che il lavoro comune può migliorare il percorso di ciascuno.
La compresenza, quindi, non è solo una questione organizzativa. È una scelta culturale. Significa passare da una scuola in cui ognuno lavora nel proprio spazio a una scuola in cui l’inclusione viene costruita insieme, giorno dopo giorno, attraverso fiducia, confronto e responsabilità condivisa.
Bibliografia essenziale
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Villa, R. A., Thousand, J. S., Nevin, A. I. (2013). A Guide to Co-Teaching: New Lessons and Strategies to Facilitate Student Learning. Corwin.
Murawski, W. W. (2010). Collaborative Teaching in Elementary Schools: Making the Co-Teaching Marriage Work!. Corwin.
Ianes, D., Cramerotti, S. (a cura di). Il Piano educativo individualizzato su base ICF. Erickson.
MIUR. Linee guida per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, 2009.
Legge 5 febbraio 1992, n. 104.
Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 66.
Decreto Legislativo 7 agosto 2019, n. 96.
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